Il personale dei Pronto soccorso aspetta da tre mesi le indennità previste dall’accordo regionale e la Cisl proclama lo stato di agitazione.
La protesta potrebbe tradursi nei prossimi giorni in assemblee e rallentamenti delle attività, fermo restando il diritto all’assistenza dei pazienti più gravi. La comunicazione è stata inviata alle direzioni delle tre Asl napoletane, dell’ospedale Cardarelli, del Santobono-Pausilipon, degli Ospedali dei Colli e delle aziende universitarie Federico II e Vanvitelli.
La protesta
Al centro della contestazione c’è l’accordo dell’8 luglio, recepito dalla Giunta regionale con una delibera che ha definito criteri e risorse per il pagamento delle indennità al personale del comparto. L’attuazione è stata affidata alla contrattazione integrativa delle singole aziende, ma secondo la Cisl Funzione pubblica di Napoli, a tre mesi di distanza, i pagamenti non sono ancora arrivati. Il sindacato chiede alla Regione di intervenire perché le aziende applichino l’intesa. Alla protesta si aggiunge l’allarme per la carenza di medici nei servizi di emergenza. Giuseppe Galano, direttore del 118 dell’Asl Napoli 1 e presidente regionale di AAROI-EMAC, ha segnalato al presidente Roberto Fico che nel 118 campano mancano già oltre 200 medici. Nei prossimi tre anni, secondo le stime del sindacato, il deficit potrebbe raggiungere mille unità in Campania e 4.500 a livello nazionale.
Tra le misure richieste ci sono incentivi economici per rendere più attrattivo il lavoro nell’emergenza e l’apertura dei Pronto soccorso universitari della Federico II e della Vanvitelli, che potrebbero alleggerire la pressione su strutture come il Cardarelli e l’Ospedale del Mare. AAROI-EMAC è contraria al ricorso a cooperative e agenzie interinali per coprire i turni, perché ritiene che non garantiscano continuità nell’assistenza.












