Piano carceri, il problema che nessuno vuole toccare

Il “piano carceri” torna in scena come una farsa che si ripete da decenni. Nordio annuncia “cambiamenti” per il sovraffollamento, ma sembra il solito copione: parole, promesse, e poi il nulla.

Il problema esiste dagli anni ’70, ma ogni governo lo tratta come un fastidio da rimandare. Intanto le celle scoppiano, i detenuti si ammassano, e lo Stato continua a fare finta di non vedere.

I fondi del Pnrr? Un’occasione d’oro per costruire nuove strutture, ampliare quelle esistenti, modernizzare un sistema penitenziario che cade a pezzi.

Occasione persa. Soldi dirottati altrove. Le carceri restano il fanalino di coda, il problema che nessuno vuole toccare perché non porta voti né applausi. Anzi… sembra quasi che a non voler cambiare gli equilibri in carcere non siano solo i criminali … per mantenere instabili equilibri…

Gratteri ha detto chiaramente ( e non da oggi) : “Fuori i tossici dalle celle, e basta cellulari”. Il Procuratore di Napoli, non usa giri di parole: “i tossicodipendenti non devono marcire in carcere, ma essere curati nelle comunità terapeutiche. E i cellulari in carcere sono una vergogna nazionale”. Non si parla di qualche smartphone nascosto nel cuscino. Si parla di centinaia di telefoni sequestrati. Boss e affiliati beccati in videochiamata, non solo per impartire ordini ai clan, ma per scegliere in diretta l’outfit della moglie – racconta ancora il Procuratore capo di Napoli.

Una scena che umilia lo Stato: mentre la polizia penitenziaria lotta con organici ridotti, il boss decide se la camicetta va bene o no.

La proposta ignorata: i jammer

Gratteri lo ripete da anni: “servono i disturbatori di frequenza, da installare nei grandi istituti come Milano Opera, Secondigliano e Rebibbia – e altri penitenziari ad alta densità criminale. Tre o quattro dispositivi per spegnere tutto: telefonini, telecomandi e ordini ai clan. Un messaggio chiaro: dal carcere non comandi più. Basentini, allora capo del Dap, rispose che “il jammer fa male”, racconterà Gratteri che vive circondato da jammer per motivi di sicurezza, e già allora gli ricordò che è ancora vivo. Eppure, nel nuovo “piano sicurezza”, questa proposta non c’è. Come se disturbare i mafiosi fosse un problema più grande del disturbare le frequenze. I criminali lo usano illegalmente il jammer, per disattivare allarmi o impedire la chiusura delle auto. Loro ce l’hanno. Lo Stato, lo ritiene “non opportuno”. Il paradosso è che i ladri sono più attrezzati dello Stato, più tecnologici delle carceri italiane. Ma il piano sicurezza preferisce non disturbare nessuno. Nemmeno i mafiosi.

Di C.B.