Piazza del Plebiscito, il paradosso nel giorno del vertice in Prefettura

Piazza del Plebiscito, simbolo monumentale della città, ieri pomeriggio si è trasformata in un paradosso vivente. Mentre all’interno della Prefettura si svolgeva il vertice sulla sicurezza con il ministro dell’Interno Piantedosi, all’esterno la piazza restituiva un’immagine completamente diversa da quella “legalità rafforzata” che le istituzioni dichiarano di voler mettere in atto.

Da un lato, scugnizzi che rincorrono palloni, ragazzini che si arrampicano sulle statue, gruppi di adolescenti che sfrecciano in motorino senza casco, tra risate e improvvisate acrobazie. Dall’altro, un dispiegamento massiccio di forze dell’ordine: volanti, moto, agenti in pattuglia, transenne, controlli ai varchi. Due mondi che si sfiorano senza toccarsi, come se vivessero in dimensioni parallele.

La scena è potente perché racconta una verità che Napoli conosce bene: la sicurezza non è solo una questione di ordine pubblico, ma di cultura quotidiana, di comportamenti, di percezione collettiva delle regole. E proprio qui nasce il controsenso.

questo è Il paradosso della legalità annunciata.

Il vertice istituzionale discute di strategie, piani, interventi, nuove misure. Ma la piazza, nello stesso momento, mostra una realtà che sembra non accorgersi di quel dibattito.

Il risultato è un’immagine che stride: la legalità pensata nelle stanze del potere contro la legalità vissuta – o ignorata – per strada.

Non è una critica alle forze dell’ordine, che presidiano e intervengono. È piuttosto la fotografia di una distanza: quella tra ciò che si vuole costruire e ciò che esiste già, radicato, spontaneo, difficile da scalfire.

Napoli è sempre e da sempre palcoscenico di contraddizioni: Piazza Plebiscito è un palcoscenico dove si recita una doppia rappresentazione: la vita di strada, spontanea, anarchica, affettuosamente caotica. e quella dello Stato e delle istituzioni — impegnati a definire nuove regole e nuovi confini.

La fotografia dei ragazzi che giocano e delle ragazzine sul motorino, accanto agli agenti schierati per il vertice, diventa così una metafora: Napoli è sempre due cose insieme, e la sfida della sicurezza non può essere solo repressiva, ma culturale, educativa, sociale.

CRISTIANA BARONE