Saranno otto milioni gli italiani in partenza per il Ponte dell’Immacolata, un milione in più rispetto al 2024. Un dato che segna un’inversione di tendenza dopo anni di frenate, ma che non deve trarre in inganno: la ripresa è forte solo in alcune aree del Paese, mentre altre- in particolare nel Mezzogiorno e la Campania – continuano a fare i conti con l’impatto della crisi economica sul potere d’acquisto delle famiglie.
La festività che quest’anno cade di lunedì favorisce il “weekend lungo” e infatti il 45% dei viaggiatori si concederà due pernottamenti, mentre uno su quattro ne approfitterà per qualche giorno in più.
Un elemento nuovo rispetto agli anni scorsi è la corsa alle prenotazioni anticipate: tre italiani su quattro hanno già fissato destinazione, alloggio e compagni di viaggio. Un comportamento che riflette più una necessità che una scelta; prenotare presto significa arginare i rincari che stanno colpendo ogni forma di mobilità. A pesare su un viaggio sono soprattutto i costi del trasporto. Su alcune tratte nazionali, in particolare quelle dal nord verso il sud, hanno raggiunto aumenti fino al +900% rispetto alla tariffa base. Un Milano-Napoli o un Milano-Palermo può arrivare a costare anche 600 euro. Il risultato è un’Italia che viaggia, sì, ma a caro prezzo e con forti disparità territoriali.
In questo quadro la Campania vive una doppia contraddizione. Se da un lato Napoli continua ad attrarre flussi nelle festività – grazie ai mercatini di San Gregorio Armeno, agli eventi culturali e al turismo “mordi e fuggi” — dall’altro la regione risente più di altre della perdita di capacità di spesa delle famiglie.
Negli ultimi anni, infatti, la percentuale di campani che si concedeva un viaggio per il Ponte dell’Immacolata era già in calo; oggi la crisi economica e il caro-trasporti amplificano il fenomeno. Chi parte sceglie spesso mete vicine, soggiorni brevi e spese contenute, mentre molti rinunciano del tutto.
La fascia costiera — da Sorrento al Cilento — non beneficia del boom invernale che favorisce le città d’arte o le località sciistiche, e la saturazione resta inferiore alla media nazionale.
Il Ponte dell’Immacolata conferma dunque la voglia degli italiani di tornare a viaggiare, ma anche le fragilità strutturali che continuano a dividere il Paese: un Nord che corre e un Sud che, pur avendo un patrimonio turistico straordinario, resta frenato da costi, collegamenti e da un’economia familiare provata.












