Ponte Morandi, arriva il verdetto: 12 anni a Castellucci, 32 condanne

Otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi, arriva la prima sentenza destinata a segnare uno dei capitoli più drammatici della storia giudiziaria italiana.

Dodici anni di carcere per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. E’ la condanna pronunciata dalla Corte d’Assise di Genova nel processo per il crollo del ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018 e costato la vita a 43 persone. La Procura aveva chiesto per Castellucci 18 anni e sei mesi. L’ex vertice di Aspi è stato condannato per crollo colposo e omicidio stradale, mentre il reato di omicidio colposo semplice è stato assorbito.

Per Castellucci si tratta della seconda condanna legata a una strage autostradale. Nel 2025 era diventata definitiva la pena a sei anni per l’incidente del viadotto Acqualonga, in provincia di Avellino, dove nel 2013 un autobus precipitò nel vuoto provocando 40 morti. L’ex manager è detenuto nel carcere di Opera.

La sentenza di Genova ha portato a 32 condanne, per un totale di quasi 200 anni di reclusione. Venticinque le posizioni concluse con assoluzioni o prescrizioni. Undici anni sono stati inflitti a Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni e numero tre di Aspi. La Procura ne aveva chiesti 15 e sei mesi. Cinque anni e sei mesi a Paolo Berti, ex numero due di Autostrade per l’Italia, contro una richiesta di 12 anni e sei mesi. Stessa pena per Antonino Galatà, ex amministratore delegato di Spea, per il quale erano stati chiesti sette anni. Condannato a cinque anni anche Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nei suoi confronti l’accusa aveva chiesto dieci anni. È stata esclusa l’aggravante legata alla sicurezza sul lavoro.

Le sei vittime campane

Tra le 43 persone morte nel crollo c’erano anche sei cittadini campani. Quattro provenivano da Torre del Greco: Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Antonio Stanzione. Con loro persero la vita Gennaro Sarnataro, originario di Casalnuovo di Napoli, e Stella Boccia, di Somma Vesuviana.

Sei nomi rimasti legati a una tragedia che colpì Genova ma attraversò anche la Campania. A Torre del Greco, in particolare, il crollo del ponte Morandi lasciò un vuoto profondo: quattro giovani della stessa città morirono nello stesso istante, mentre attraversavano il viadotto.

Per i loro familiari la sentenza rappresenta il primo pronunciamento sulle responsabilità individuali. Non chiude il processo, destinato a proseguire nei successivi gradi di giudizio, ma fissa un primo punto dopo quasi otto anni di indagini e udienze.

Le reazioni

Alla lettura del verdetto era presente anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, arrivata a Palazzo di giustizia poco prima delle 14. Prima della sentenza ha incontrato i parenti delle vittime in attesa nell’aula. “Dodici anni? Direi che per Castellucci va bene”, ha commentato Egle Possetti, presidente del Comitato Ricordo Vittime di Ponte Morandi.

Di parere opposto Carlo Alleva, legale dell’ex amministratore delegato di Aspi, che ha definito la sentenza «profondamente sbagliata» e ha annunciato il ricorso. “Il processo non finisce qui, siamo solo al primo grado”, ha dichiarato.

L’accusa: manutenzioni rinviate e controlli insufficienti

Secondo la Procura, il crollo fu il risultato di una gestione che avrebbe privilegiato il contenimento delle spese e la distribuzione dei dividendi, rinviando interventi necessari sulla struttura. Per i pubblici ministeri Walter Cotugno e Marco Airoldi, il ponte non sarebbe crollato se il progetto di rinforzo della pila 9 fosse stato realizzato in tempo. Proprio quella pila cedette alle 11.36 del 14 agosto 2018.

Le difese hanno invece sostenuto che il viadotto presentasse un difetto costruttivo non visibile, legato alla corrosione interna degli stralli, i tiranti che sostenevano la struttura. Castellucci ha sempre respinto l’accusa di avere promosso una politica di risparmio sulla manutenzione. Nel corso del processo ha affermato di sentirsi responsabile sul piano morale, ma non colpevole sul piano penale.

Un dibattimento durato quattro anni

Il processo era iniziato il 7 luglio 2022. Gli imputati erano 57 tra ex dirigenti, manager e tecnici di Aspi e Spea, oltre a funzionari e consulenti del ministero delle Infrastrutture. Nel corso del dibattimento sono stati ascoltati 282 testimoni e quattro consulenti tecnici. La Guardia di finanza ha raccolto oltre 12 terabyte di dati, 332 faldoni cartacei e 352 supporti informatici.

Aspi e Spea erano già uscite dal procedimento dopo un patteggiamento da quasi 30 milioni di euro.

La sentenza letta a Genova non mette la parola fine alla vicenda giudiziaria. Gli appelli sono già annunciati. Ma segna il primo esito del processo sulle responsabilità per il crollo che, il 14 agosto 2018, spezzò 43 vite.