Processo Martina Carbonaro, Tucci in aula: “Chiedo scusa”. La madre lo gela: “Dio può perdonarlo, io no”

Il ventenne reo confesso rompe il silenzio con una dichiarazione spontanea. In aula la ricostruzione dell’omicidio: quattro colpi alla testa, l’ultimo quando la 14enne era ancora viva. La madre lascia l’aula in lacrime davanti alle immagini del delitto

Si è aperta con una dichiarazione spontanea di Alessio Tucci l’udienza del processo per l’omicidio di Martina Carbonaro, la 14enne uccisa il 25 maggio 2025 ad Afragola. Il ventenne, collegato in videoconferenza, ha chiesto scusa alla famiglia della vittima, spiegando di non riuscire ancora a comprendere quanto accaduto quel giorno.

«Mi dispiace per Martina, chiedo scusa ma non perdono, perché non perdono me stesso per questa brutta cosa», ha dichiarato il giovane. «Continuo a chiedere scusa alla famiglia. Ancora oggi, a distanza di un anno, non ho capito cosa sia successo quel giorno. Per me è un incubo, non c’è un minuto in cui non penso a lei. Non se lo meritava».

La ricostruzione: quattro colpi, l’ultimo mortale

Nel corso dell’udienza è stata ascoltata la consulente medico-legale dell’accusa, che ha ricostruito le modalità dell’aggressione.

Secondo gli accertamenti, Martina sarebbe stata colpita quattro volte alla testa. Dopo i primi tre colpi, la ragazza sarebbe stata trascinata in un’altra stanza dell’ex stadio Moccia di Afragola, dove fu inferto il quarto e ultimo colpo, quello risultato fatale.

La giovane, secondo la consulenza, non morì sul colpo: il decesso sarebbe sopraggiunto entro circa un’ora dall’aggressione. Sul corpo sono state inoltre riscontrate lesioni compatibili con un tentativo di difesa.

La madre lascia l’aula in lacrime

I momenti più drammatici si sono vissuti durante la proiezione delle fotografie e della ricostruzione del delitto.

Davanti alle immagini delle ferite riportate dalla figlia, Enza Cossentino, madre di Martina, è scoppiata in un pianto incontenibile. Il presidente della Corte d’Assise ha disposto una sospensione dell’udienza per consentirle di lasciare temporaneamente l’aula e ricevere assistenza.

“Ha agito con lucidità”

Nel corso del processo hanno deposto anche i consulenti della polizia giudiziaria, secondo i quali Tucci avrebbe agito con estrema lucidità dopo l’aggressione.

La ricostruzione illustrata in aula sostiene che il giovane abbia nascosto il corpo della ex fidanzata sotto un cumulo di materiali abbandonati e tentato di eliminare le tracce di sangue presenti sulla scena del delitto.

Le due pietre di cemento ritenute le armi utilizzate per l’omicidio presentavano, secondo gli accertamenti, tracce riconducibili al Dna dell’imputato.

“Dio può perdonarlo, io no”

All’uscita dal tribunale la madre della ragazza ha respinto con fermezza le parole dell’ex fidanzato della figlia.

«Dio può perdonare, io no. Non ci riesco. Quelle frasi gliele hanno suggerite. Io l’ho guardato negli occhi: rideva mentre le pronunciava».

Poi il pensiero che accompagna ogni udienza: «L’ergastolo lo abbiamo noi. Mia figlia è dentro una lapide, lui ogni mattina può ancora mettere i piedi a terra».

La prossima udienza è stata fissata per il 9 settembre, quando tra i testimoni sarà ascoltata anche la stessa Enza Cossentino.