di Ferruccio Fiorito
Dalla stima professionale per Marco Travaglio alla critica sul caso Minetti: quando il giornalismo d’inchiesta rischia di perdere forza nel momento in cui rifiuta il confronto con i fatti
La stima e il diritto alla critica
Ho spesso ammirato il lavoro di Marco Travaglio e la sua capacità di analizzare in maniera critica i fatti, anche quando non ne condividevo i contenuti.
La sua memoria storica, la precisione chirurgica con cui analizza i fatti e la sua indiscutibile caparbietà ne fanno una delle voci più importanti del panorama giornalistico italiano.
Proprio per questa stima profonda, che non necessariamente sfocia in condivisione acritica, credo sia giusto esercitare lo stesso spirito critico che lui applica agli altri.
Il valore di saper ammettere un errore
La vera grandezza di un professionista dell’informazione non sta nel non sbagliare mai (perché sbagliare è umano), ma nella capacità di ammettere un errore quando i fatti lo travolgono.
E purtroppo, sul caso della grazia a Nicole Minetti, questa capacità è venuta meno.
La smentita del Procuratore Generale
Di fronte alle dichiarazioni ufficiali del Procuratore Generale, che ha smentito punto per punto le ricostruzioni del quotidiano, la reazione di Travaglio non è stata di prudenza o di verifica. È stata, al contrario, il classico rilancio.
Il quotidiano diretto da Travaglio sceglie la via del fango istituzionale con il titolo d’apertura “Le indagini su Minetti le ha fatte Minetti”, accusando la Procura Generale di essersi appiattita sulle indagini difensive degli avvocati.
Nell’articolo di fondo si legge una ricostruzione polemica che liquida la nota del PG come un tentativo di “prendere in giro l’intero popolo italiano”.
Quando il giornalismo diventa dogma
Invece di accogliere il dato oggettivo della smentita, si preferisce gridare al complotto o all’incompetenza altrui e questo atteggiamento fa male alla credibilità.
Il giornalismo d’inchiesta è fondamentale, ma perde di autorevolezza quando si trasforma in un dogma di infallibilità.
Nessuno è perfetto, anche il Fatto Quotidiano può prendere un granchio o enfatizzare una testimonianza (come quella della massaggiatrice uruguayana) che poi non regge al vaglio degli atti giudiziari in una analisi comparativa.
Un cortocircuito difficile da ignorare
Fa un certo effetto vedere un giornale storicamente legalitario e vicino alle posizioni della magistratura attaccare in modo così violento una nota ufficiale di un Procuratore Generale, solo perché quella nota non sposa la propria tesi editoriale.
L’onestà intellettuale come prova di forza
Ammettere un passo falso, ogni tanto, non è un segno di debolezza, è il più grande atto di onestà intellettuale e di rispetto verso i propri lettori.
Arrampicarsi sugli specchi pur di non dire abbiamo sbagliato finisce solo per danneggiare la credibilità di un intero progetto editoriale.
Questa struttura ha un taglio più editoriale e da quotidiano nazionale, con titoletti che accompagnano il lettore e rafforzano la progressione argomentativa senza alterare il contenuto originale.












