Il referendum confermativo sulla giustizia respinge la riforma voluta dal governo e in Campania il verdetto assume contorni ancora più netti: il No arriva al 65,22%, quasi il doppio del Sì. Un dato che pesa più della media nazionale e trasforma il voto del Sud in uno dei segnali politici più forti usciti dalle urne.
La riforma costituzionale della giustizia si ferma alle urne e in Campania la bocciatura assume il profilo di un messaggio politico ancora più netto del dato nazionale. Nella regione il No raggiunge il 65,22%, contro il 34,78% del Sì, segnando lo scarto più ampio tra i due fronti in tutta Italia. A livello nazionale, invece, quando mancano pochissime sezioni da scrutinare, il divario è più contenuto: 53,5% contro 46,5%.
Il risultato chiude la strada alla riforma confermativa e lascia la Costituzione immutata sul punto più discusso del pacchetto: niente separazione delle carriere tra giudici e pm, nessun doppio Csm e nessuna Alta Corte disciplinare. È questo il cuore del verdetto uscito dal voto del 23 marzo, che in Campania si è tradotto in una presa di distanza ancora più marcata rispetto al resto del Paese.
A rendere il dato ancora più significativo è la geografia interna del voto. Nel solo comune di Napoli oltre tre elettori su quattro hanno scelto il No, mentre il Sì è risultato sconfitto in tutte le province e in modo ancora più evidente nei comuni capoluogo. È un’indicazione che va oltre il merito tecnico della riforma e racconta una sfiducia più larga verso un impianto percepito, almeno da una parte consistente dell’elettorato, come poco convincente o poco urgente rispetto ad altre priorità.
Anche l’affluenza contribuisce a definire il quadro. In Campania si è recato alle urne il 50,38% degli aventi diritto, con la regione al terzultimo posto in Italia, davanti soltanto a Calabria e Sicilia. Le province di Benevento, Avellino e Salerno hanno superato la soglia del 50%, mentre Napoli e Caserta sono rimaste sotto. La partecipazione è risultata inferiore a quella del referendum costituzionale del 2020 sulla riduzione dei parlamentari, ma superiore rispetto alle ultime elezioni regionali.
Il punto politico, allora, è difficile da aggirare. La Campania non si è limitata a seguire il trend nazionale: lo ha accentuato, spingendo il No molto più in alto della media italiana e consegnando al risultato finale un’impronta meridionale ben riconoscibile. In una consultazione che avrebbe dovuto misurarsi sul terreno tecnico della giustizia, il voto campano ha finito per parlare un linguaggio più largo e più netto: quello di una sfiducia che, qui, ha trovato una forma persino più esplicita che altrove.












