Referendum sulla giustizia, affluenza alta e partita ancora aperta: il voto entra nelle ore decisive

Urne riaperte dalle 7 di oggi e seggi aperti fino alle 15 per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Dopo la prima giornata il dato nazionale dell’affluenza si è attestato al 46,07%, un livello elevato che dà peso politico alla consultazione e rende ancora più delicato il passaggio finale prima dello scrutinio.

L’Italia è entrata nella seconda e ultima giornata di voto per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia con un dato che già orienta il clima politico: alle 23 di ieri l’affluenza nazionale si è fermata al 46,07%. I seggi, chiusi in serata, hanno riaperto questa mattina alle 7 e resteranno accessibili fino alle 15, orario in cui si chiuderanno definitivamente le operazioni di voto e inizierà subito lo scrutinio.

Il dato della partecipazione, pubblicato dal Viminale attraverso il portale Eligendo, è stato letto fin da subito come il primo elemento politicamente significativo della consultazione. Non solo perché si tratta di un’affluenza sostenuta, ma perché il referendum in questione è confermativo e dunque non prevede quorum: il risultato sarà valido a prescindere dal numero dei votanti, e proprio per questo ogni punto percentuale in più o in meno pesa nella lettura politica del voto, oltre che in quella istituzionale.

Che cosa si vota

Gli elettori sono chiamati a esprimersi sul referendum confermativo della legge costituzionale intitolata “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Il quesito riguarda dunque la riforma della giustizia e, come previsto per i referendum costituzionali confermativi, chiede agli italiani di approvare o respingere il testo già licenziato dal Parlamento. Sulla scheda verde è possibile votare tracciando una croce sul “Sì” oppure sul “No”.

A essere coinvolti nella consultazione sono oltre 51,4 milioni di elettori in Italia, ai quali si aggiungono più di 5,4 milioni di italiani all’estero. Il voto si è svolto domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e prosegue oggi, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15. Alla chiusura dei seggi partirà immediatamente lo spoglio delle schede.

Il peso dell’affluenza e la geografia della partecipazione

Il 46,07% registrato alla fine della prima giornata è stato accompagnato da una partecipazione più forte in alcune aree del Paese, con il Nord a trainare il dato complessivo. Tra le regioni, l’Emilia-Romagna ha fatto segnare il livello più alto di affluenza, davanti ad altre aree del Centro-Nord, mentre la Sicilia è risultata tra quelle con la partecipazione più bassa.

Nella scansione della giornata di domenica, il referendum era arrivato al 14,91% alle 12, poi al 38,9% alle 19, fino al dato definitivo delle 23 pari al 46,07%. Una progressione che ha confermato fin dalle prime ore una mobilitazione superiore alle attese e che ora sposta l’attenzione sulle ultime ore di voto e soprattutto sul responso delle urne.

Un voto che vale oltre il risultato tecnico

Pur trattandosi di una consultazione formalmente centrata sulla riforma della giustizia, è evidente che il referendum si porta dietro un significato politico più largo. Una vittoria del “Sì” o del “No” non sarà letta soltanto come approvazione o bocciatura del testo costituzionale, ma anche come indicazione di fiducia o di distanza rispetto agli equilibri politici che hanno accompagnato la riforma. Proprio l’affluenza alta, in questo senso, rende più difficile ridurre il voto a un fatto tecnico o marginale.

Per questo la giornata odierna viene seguita con attenzione dai partiti, dai comitati e dagli osservatori politici. La consultazione arriva infatti in un quadro in cui la giustizia continua a rappresentare uno dei terreni più sensibili dello scontro pubblico italiano, e il referendum finisce inevitabilmente per misurare non soltanto il gradimento del testo, ma anche il livello di coinvolgimento e di polarizzazione che il tema riesce ancora a produrre nel Paese.

Le prossime ore

Fino alle 15 sarà ancora possibile votare presentandosi al seggio con un documento valido e la tessera elettorale. Subito dopo partirà lo scrutinio, che dirà se il corpo elettorale avrà confermato o respinto la riforma. A quel punto, oltre ai numeri puri, comincerà anche l’altra lettura, quella politica: chi avrà vinto davvero, quanto peserà la partecipazione e quali conseguenze lascerà questo referendum nel confronto tra governo, opposizioni e istituzioni.

Al momento, l’unica certezza è che il referendum sulla giustizia è arrivato al suo passaggio decisivo con un’affluenza importante e con una rilevanza pubblica che nessuno, ormai, può minimizzare. Il verdetto è rimandato alle prossime ore, ma il peso politico della consultazione si è già fatto sentire.