Urne aperte per la riforma sulla separazione delle carriere. Nelle stesse date anche le elezioni suppletive in Veneto
Gli italiani torneranno alle urne domenica 22 e lunedì 23 marzo per esprimersi sulla riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri. La data del referendum è stata fissata nel corso della riunione del Consiglio dei ministri di lunedì 12 gennaio, che ha dato il via libera al voto popolare su uno dei temi più delicati e divisivi del dibattito istituzionale.
La consultazione referendaria si svolgerà in concomitanza con le elezioni suppletive in Veneto, chiamate a colmare i seggi rimasti vacanti dopo l’elezione di Alberto Stefani e Massimo Bitonci ad altri incarichi istituzionali. Una scelta, quella dell’accorpamento, dettata anche dall’esigenza di contenere i costi e favorire una maggiore affluenza alle urne.
Il quesito referendario riguarda uno dei pilastri della riforma della giustizia: la separazione delle carriere, che punta a distinguere in modo netto il percorso professionale dei giudici da quello dei pubblici ministeri. I sostenitori della riforma parlano di un passo necessario per garantire una maggiore terzietà del giudice e un equilibrio più marcato tra accusa e difesa. I contrari, invece, temono un indebolimento dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
Il voto di marzo si preannuncia quindi come un passaggio politico e culturale cruciale, destinato a riaccendere il confronto tra magistratura, politica e opinione pubblica, in un momento in cui la giustizia resta uno dei temi più sensibili dell’agenda nazionale.
Oltre al merito del quesito, l’attenzione sarà rivolta anche all’affluenza, elemento determinante per la validità del referendum. Per questo il governo punta sull’abbinamento con le suppletive, nel tentativo di mobilitare un elettorato spesso poco incline a partecipare alle consultazioni referendarie.












