di Italia Mele
Secondo quanto riportato da Sky Sport le novità riguardano uomini e programmi.
La corsa alla presidenza della Figc scorre parallelamente alla riforma del calcio per la quale la politica ha già mosso i primi passi.
Paolo Maldini sarebbe la figura adatta da affiancare al futuro presidente federale per competenza ed esperienza dal momento che le associazioni di allenatori e calciatori, negli incontri con i due possibili candidati Malagò e Abete, pur non soffermandosi su nessun nome, hanno delineato per il ruolo di rilievo caratteristiche che corrispondono al profilo dell’ex direttore tecnico del Milan.
Intanto il governo, dopo la proposta di riforma fatta un anno fa, ha stilato una prima bozza. Incentivi economici per chi schiera giovani cresciuti nei vivai, in particolare selezionabili e per le società che hanno i bilanci in regola attraverso una diversa distribuzione dei diritti televisivi. Riduzione dei costi e aumento delle entrate mediante il riconoscimento alla Figc del 2% derivante dalle scommessee di una percentuale delle sanzioni alla pirateria audiovisiva. Le quote di ripartizione sono indicative, Non le aree alle quali destinare i proventi: settori giovanili, infrastrutture, centri federali, lotta alla ludopatia, calcio femminile e dilettantistico.
Si sostiene che la via del commissariamento sarebbe la migliore da percorrere già da ora per riformare il calcio anche se allo stato dei fatti, solo qualora non venisse eletto un presidente il 22 giugno, il Coni potrà imporre un commissario straordinario. Per il futuro, nella bozza del ddl si esprime la volontà di modificare i presupposti e rendere il commissariamento possibile anche in caso di perdita di competitività delle squadre nazionali, quindi in base ai risultati. Concetto non semplice da tradurre in pratica e ad ora non contemplato da Uefa e Fifa, essendo inteso come una invasione della politica nello sport. Sport e politica: un duplice binario sui scorrono i giorni del calcio italiano.












