Momenti di altissima tensione nella Casa circondariale sannita. Sei detenuti trasferiti dopo ore di trattative. Il SAPPE lancia l’allarme: «Le carceri stanno diventando polveriere, lo Stato deve riprendere il controllo»
Una sezione completamente devastata, barricate improvvisate per impedire l’ingresso degli agenti, corridoi allagati e arredi distrutti. È il bilancio della violenta rivolta scoppiata nel pomeriggio di ieri all’interno della Casa circondariale di Benevento, dove un gruppo di detenuti ha messo a ferro e fuoco il reparto G1 del quarto piano, costringendo l’Amministrazione Penitenziaria ad attivare le procedure di emergenza.
La situazione è tornata sotto controllo soltanto dopo una lunga e delicata trattativa condotta da un negoziatore della Polizia Penitenziaria, mentre il Gruppo di Intervento Regionale (GIR) di Napoli era stato già preallertato per un eventuale intervento operativo.
Reparto distrutto: devastati celle, palestra e aree comuni
Secondo quanto riferito dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), durante la protesta i detenuti hanno distrutto praticamente tutto ciò che si trovava all’interno della sezione.
Sono stati divelti sanitari, letti, tavoli e frigoriferi, mentre la palestra è stata completamente devastata insieme alle attrezzature sportive. Infranti anche i vetri delle aree comuni, allagati i corridoi e realizzate barricate con mobili e suppellettili per ostacolare l’ingresso del personale.
Tra gli episodi più gravi segnalati figura anche il tentativo di abbattere alcune pareti del reparto.
Al termine dell’intervento sei detenuti sono stati immediatamente trasferiti in altri istituti penitenziari, mentre ulteriori trasferimenti sono stati predisposti nelle ore successive.
Il SAPPE: “Solo gli agenti hanno evitato una tragedia”
Per il SAPPE, la gestione dell’emergenza ha dimostrato ancora una volta la professionalità della Polizia Penitenziaria.
«Ancora una volta sono stati il coraggio, la professionalità e il sangue freddo della Polizia Penitenziaria a impedire che una vera e propria insurrezione degenerasse in tragedia», ha dichiarato Giuseppe Cimino, segretario nazionale del sindacato.
Il SAPPE chiede che i responsabili della rivolta vengano trasferiti nei circuiti detentivi più rigorosi e chiamati a rispondere penalmente dei danni arrecati alla struttura.
L’allarme: “Le carceri rischiano di sfuggire al controllo”
Ancora più duro l’intervento del segretario generale Donato Capece, che interpreta quanto accaduto a Benevento come il sintomo di una crisi ormai strutturale del sistema penitenziario italiano.
Secondo il sindacato, sovraffollamento, carenza di personale, aumento della violenza tra i detenuti e insufficienza degli strumenti operativi stanno rendendo sempre più difficile garantire sicurezza negli istituti di pena.
«Se oggi non piangiamo vittime – sottolinea Capece – lo dobbiamo esclusivamente al senso dello Stato e alla professionalità delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria».
Le richieste al Governo
Il SAPPE torna quindi a chiedere un piano straordinario per il sistema carcerario italiano, indicando tra le priorità il rafforzamento degli organici, il potenziamento dei reparti di intervento, l’introduzione di nuovi strumenti tecnologici e maggior rigore nei confronti dei detenuti protagonisti di rivolte.
Il sindacato sollecita inoltre il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ad avviare interventi urgenti per garantire maggiore sicurezza negli istituti e migliori condizioni di lavoro per il personale.
La rivolta di Benevento riaccende così il dibattito sulla situazione delle carceri italiane e sulle criticità di un sistema che, secondo gli operatori del settore, vive da tempo una fase di crescente tensione.












