San Carlo, tregua armata: il bilancio unisce, la politica divide

Al Teatro San Carlo cala una calma che somiglia più a una tregua armata che a una vera pacificazione. Il Consiglio di Indirizzo della Fondazione, presieduto dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, approva il bilancio di previsione 2026 e certifica, nero su bianco, la “piena sostenibilità delle attività programmate”. I numeri tengono, il teatro va avanti. Ma sotto la superficie resta intatta una partita che non è mai finita.

La riunione — la prima dopo mesi di scontri giudiziari — si è svolta, come recita la nota ufficiale, in un clima di “ampia collaborazione istituzionale”. Eppure basta allargare lo sguardo per capire che il San Carlo resta al centro di un braccio di ferro politico che ora si sposta dai tribunali ai palazzi del potere.

Una nomina che ha spaccato il Consiglio di Indirizzo e che ha visto Manfredi finire in minoranza per effetto dell’asse tra i due rappresentanti del Ministero della Cultura e il delegato regionale Riccardo Realfonzo, indicato dalla giunta De Luca.

Il bilancio passa, perché è un atto dovuto. «Dobbiamo mettere il San Carlo nelle condizioni di proseguire la sua attività», ribadisce Manfredi, che chiede ora di vedere il progetto artistico e il cartellone della prima stagione realmente targata Macciardi. I conti sono solidi, grazie ai conferimenti dei soci — Ministero, Comune, Città metropolitana e Regione — con quest’ultima che, prima dell’addio di Vincenzo De Luca, ha portato il proprio contributo annuo a 7,5 milioni di euro.

Ma se i numeri rassicurano, la politica resta un campo minato. Il nodo si chiama Regione Campania e, soprattutto, Roberto Fico. Il nuovo governatore eredita una situazione esplosiva e per ora sceglie la linea della prudenza. «Parlo del San Carlo come istituzione, non delle singole questioni», ripete, evitando di entrare nel conflitto che oppone il sindaco di Napoli all’eredità politica di De Luca.

Manfredi, però, guarda proprio a Palazzo Santa Lucia. Chiede un cambio di passo, un sostegno diretto nel Consiglio di Indirizzo: vorrebbe Fico in prima persona o, in alternativa, l’assessore alla Cultura Ninni Cutaia, per superare l’isolamento politico che lo ha portato alla sconfitta sulla nomina del sovrintendente. Ma la scelta non è affatto scontata.

Intanto, sullo sfondo, resta il calendario giudiziario: il 10 febbraio il Tribunale civile tornerà a pronunciarsi sull’atto del 4 agosto 2025, quando tre consiglieri indicarono Macciardi sovrintendente nonostante il tentativo del sindaco di revocare la seduta. Manfredi non arretra. La battaglia legale, per lui, non è ancora chiusa.

Il San Carlo va avanti, il bilancio è salvo, la macchina teatrale continua a girare. Ma la scacchiera è di nuovo pronta. E la vera partita, ora, non si gioca più nelle aule di giustizia, bensì nelle stanze della politica