La sanità pubblica continua a fare i conti con risorse insufficienti, ma nel Mezzogiorno — e in particolare in Campania — l’emergenza assume contorni ancora più gravi. L’analisi della Corte dei Conti sul Documento di finanza pubblica 2026 fotografa un sistema nazionale che rallenta negli investimenti, ma evidenzia soprattutto come le aree già più fragili rischino di pagare il prezzo più alto.
Con l’aumento del Fondo sanitario nazionale limitato a un solo miliardo nel prossimo anno e un rapporto spesa/Pil destinato a ridursi ulteriormente, le Regioni con maggiori difficoltà strutturali vedono restringersi ulteriormente i margini di intervento.
Meno capacità di rafforzare gli ospedali campani
Nel solo 2025 centinaia di infermieri hanno lasciato il sistema sanitario campano, un dato che si inserisce in una crisi più ampia che coinvolge anche gli Oss e altre figure fondamentali per la tenuta quotidiana dei reparti. Turni massacranti, salari poco competitivi, precarietà e carenza di investimenti alimentano un progressivo svuotamento delle strutture pubbliche.
Il risultato è una pressione crescente sui servizi, con pronto soccorso sovraccarichi, reparti in difficoltà e una rete territoriale che fatica a decollare, anche a causa dei ritardi nella realizzazione delle Case di Comunità previste dal Pnrr.
Per una regione come la Campania, storicamente segnata da una domanda sanitaria elevata e da profonde criticità socioeconomiche, il definanziamento progressivo rischia di tradursi in un ulteriore aumento delle disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Poche risorse, domanda sanitaria elevata , crisi
Il nodo centrale resta quello delle risorse: senza investimenti strutturali più robusti, il sistema sanitario campano rischia di perdere progressivamente personale, efficienza e capacità di risposta, aggravando una crisi che incide direttamente sulla salute dei cittadini e sulla tenuta complessiva del welfare pubblico












