Santa Maria Capua Vetere, archiviazione per 18 agenti: tra loro anche Benito Pacca, il poliziotto suicidatosi a giugno

C’è anche il nome di Benito Pacca, l’agente penitenziario che il 25 giugno scorso si tolse la vita nel parcheggio del carcere di Secondigliano, tra i 18 poliziotti per cui il gip di Santa Maria Capua Vetere ha disposto l’archiviazione nell’indagine sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel penitenziario sammaritano, durante il primo lockdown.

Pacca, 59 anni, a un passo dalla pensione, viveva da mesi una condizione di forte turbamento. Sapeva di essere indagato e lo aveva confidato ai colleghi, ma continuava a dichiararsi innocente, convinto che la sua posizione sarebbe stata chiarita presto. Il suo gesto improvviso ha sconvolto l’intero corpo della Polizia Penitenziaria.

Il secondo filone dell’inchiesta

Il nome di Pacca compariva nel secondo filone investigativo condotto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere – pm Milita, Pannone e Pinto – relativo agli agenti intervenuti durante la “perquisizione straordinaria” poi degenerata nel reparto Nilo.

Si tratta di personale proveniente da diversi istituti – in primis Secondigliano e Avellino – appartenente al Gruppo Operativo di Supporto, mobilitato quel giorno accanto ai colleghi del carcere casertano.

Per 18 di loro, tra cui Pacca, il gip ha accolto la richiesta di archiviazione presentata lo scorso 1° agosto dalla Procura. Per altri 32 agenti, invece, è stata fissata una udienza preliminare il 29 gennaio.

Il maxi-processo principale

Il primo e più vasto troncone d’inchiesta ha portato al rinvio a giudizio di 105 imputati – soprattutto agenti in servizio a Santa Maria Capua Vetere, ma anche dirigenti del Dap e medici – accusati a vario titolo di reati gravissimi, tra cui tortura, abuso di autorità e falso. Quel procedimento è attualmente in corso davanti alla Corte d’Assise.

Un dramma personale dentro una vicenda nazionale

La morte di Benito Pacca resta una ferita aperta. Un gesto vissuto come inspiegabile da chi lo conosceva, maturato in un clima di pressione e angoscia personale. La sua archiviazione, oggi, arriva troppo tardi per lui ma aggiunge un tassello importante nella complessa ricostruzione giudiziaria di uno degli episodi più drammatici mai avvenuti all’interno di un carcere italiano.