Sea Watch 5 ferma a Napoli, protesta al porto: “Salvare vite non è un crimine”

“Il salvataggio in mare non è un crimine”. È il messaggio lanciato dall’equipaggio della Sea Watch 5 durante il presidio organizzato nel porto di Napoli, dove la nave della ong tedesca è ferma dal 17 agosto.

 

All’iniziativa, promossa da Mediterranea Saving Humans, hanno partecipato anche rappresentanti di Emergency. I manifestanti hanno esposto striscioni contro le politiche europee sull’immigrazione. Su uno era scritto: “Noi proteggiamo le persone e non i confini”.

La Sea Watch 5 è stata sottoposta a un fermo amministrativo di 45 giorni e a una sanzione di 7.500 euro dopo lo sbarco nel capoluogo campano delle sei persone soccorse nel Mediterraneo centrale. La metà dei migranti tratti in salvo è costituita da minorenni.

Sei superstiti e otto corpi recuperati

Durante la missione l’equipaggio ha soccorso sei persone e recuperato i corpi di otto migranti morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.

“Dopo il salvataggio di sei persone e il ritrovamento di otto cadaveri, la nostra nave è trattenuta per 45 giorni e multata”, ha dichiarato un portavoce dell’equipaggio.

“Mentre le persone annegano cercando rifugio, l’Italia ci criminalizza per aver fatto ciò che è legale e umano. Il salvataggio in mare non è un crimine”.

La nave resterà quindi bloccata nel porto partenopeo per tutta la durata del provvedimento, senza poter tornare nella zona delle operazioni di ricerca e soccorso.

La contestazione sul coordinamento

Tra le condotte contestate alla Sea Watch 5 ci sarebbe il mancato coordinamento con la Guardia costiera libica. Un’accusa respinta dalle organizzazioni presenti al presidio, secondo le quali collaborare con le autorità di Tripoli entrerebbe in contrasto con la tutela delle persone soccorse e con i principi del diritto internazionale.

“La colpa principale di Sea Watch è quella di aver salvato delle persone”, ha affermato Laura Marmorale, presidente nazionale di Mediterranea Saving Humans.

“Ciò che consideriamo più grave è la contestazione di non essersi coordinata con la Guardia costiera libica. Per noi è una richiesta impossibile proprio alla luce dell’applicazione del diritto internazionale, che resta la stella polare per la tutela dei diritti umani”.

Marmorale ha ricordato inoltre che ogni imbarcazione ha l’obbligo di prestare assistenza quando incontra persone in pericolo in mare.

Lo scontro sulle politiche migratorie

Il fermo della Sea Watch 5 riapre il confronto sui provvedimenti adottati nei confronti delle navi umanitarie. Le ong denunciano da tempo l’effetto delle sanzioni e dei periodi di blocco, che riducono il numero delle imbarcazioni disponibili per le operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale.

Durante il presidio, Mediterranea ha rivolto le proprie critiche non soltanto al governo italiano, ma anche agli altri Paesi europei, accusati di privilegiare il controllo delle frontiere rispetto alla protezione delle persone.