Serre, celle frigorifere e lavanderie: il caro energia mette in difficoltà il cuore produttivo della Campania

In Campania il caro energia non è più una variabile di mercato: è diventato un fattore che decide chi resiste e chi si ferma. E a pagarne il prezzo più alto non sono le grandi industrie, ma la rete più fragile e più diffusa dell’economia regionale: le piccole e medie imprese.

A lanciare l’allarme è Confapi Napoli, che descrive un sistema produttivo sotto pressione costante, soprattutto nell’area metropolitana e nei distretti più specializzati della Campania. Il presidente Raffaele Marrone parla di una “galassia silenziosa” fatta di vivai, lavanderie industriali e imprese della catena del freddo, tutte accomunate da un elemento: non possono spegnere gli impianti.

I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno

Secondo le stime, gli extracosti energetici oscillano tra 13mila e 17mila euro a trimestre per impresa, con punte ancora più alte nei settori dove energia significa produzione continua.

Nel florovivaismo dell’area vesuviana, dove le serre lavorano 24 ore su 24, il rincaro si traduce in costi inevitabili: riscaldamento, ventilazione, irrigazione. In questo comparto, l’energia non è una voce accessoria, ma la condizione stessa per far crescere il prodotto. Senza continuità, la produzione si ferma.

Stesso scenario nelle lavanderie industriali che servono turismo e sanità, due pilastri dell’economia campana: hotel, ristoranti, B&B, strutture sanitarie. Qui il ciclo produttivo è fatto di acqua calda, vapore, asciugatura e sanificazione. Ogni aumento del costo energetico si riflette immediatamente sui margini, con extracosti che possono superare i 20mila euro a trimestre.

Poi c’è la catena del freddo, uno dei nodi più delicati della filiera alimentare regionale: grossisti ittici, ortofrutta, logistica refrigerata. In questo caso il margine di manovra è praticamente nullo. Le celle frigorifere non si spengono, e ogni oscillazione dei prezzi energetici diventa un costo fisso aggiuntivo che si accumula mese dopo mese.

Una pressione costante che rischia di trasformare l’energia da fattore produttivo a elemento di selezione naturale tra chi può resistere e chi no.