Sette miliardi e mezzo per evitare la rottura: così Meloni ha convinto Crosetto a restare

Il ministro avrebbe valutato l’addio per i tagli alle spese militari. Decisiva la mediazione di Meloni e la promessa di nuove risorse nella prossima manovra

Non sarebbe stata una crisi politica tradizionale. Nessuno scontro pubblico, nessun ultimatum davanti alle telecamere. Eppure, secondo indiscrezioni provenienti da fonti di governo, Guido Crosetto sarebbe stato davvero vicino a lasciare il ministero della Difesa.

Al centro della vicenda non vi sarebbero questioni personali o di equilibrio politico, ma un tema destinato a pesare sempre di più nei prossimi anni: il finanziamento delle forze armate italiane e gli impegni assunti dall’Italia con gli alleati internazionali.

Il nodo delle spese militari

Secondo quanto ricostruito, il ministro si sarebbe trovato di fronte a una scelta difficile: accettare un ridimensionamento delle risorse destinate alla Difesa oppure fare un passo indietro.

Uno scenario che avrebbe richiamato quanto accaduto nel Regno Unito, dove il ministro della Difesa John Healey ha lasciato l’incarico dopo le tensioni legate alle risorse disponibili per il settore.

La questione riguarda il raggiungimento degli obiettivi di spesa richiesti in ambito internazionale, in un momento in cui la sicurezza europea e gli equilibri geopolitici impongono investimenti sempre più consistenti.

La mediazione di Meloni

A evitare lo strappo sarebbe stata una lunga trattativa interna al governo.

Nei confronti tra Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Giancarlo Giorgetti e lo stesso Crosetto sarebbero emerse posizioni differenti sulle priorità di bilancio e sulle modalità di finanziamento dei programmi destinati alla Difesa.

Alla fine avrebbe prevalso una soluzione di compromesso. Il ministro dell’Economia avrebbe garantito un incremento delle risorse nella prossima legge di bilancio, con l’obiettivo di portare il rapporto tra spese militari e Pil dall’attuale 1,61% a livelli più vicini agli impegni assunti in sede internazionale.

Una promessa che, secondo le indiscrezioni, avrebbe convinto Crosetto a restare.

Una verifica rinviata all’autunno

La partita, però, non può considerarsi chiusa.

Il vero banco di prova sarà rappresentato dalla legge di bilancio che verrà elaborata nei prossimi mesi. È in quella sede che il ministro potrà verificare se gli impegni assunti durante il confronto politico si tradurranno effettivamente in nuove risorse.

Per questo motivo la vicenda appare più come una tregua che come una soluzione definitiva.

Il messaggio al collega britannico

A rafforzare l’idea di un disagio reale contribuiscono anche le parole che Crosetto ha rivolto nei giorni scorsi all’ex collega britannico John Healey.

In un messaggio pubblico il ministro italiano ha dichiarato di condividere “quasi tutto” quanto scritto da Healey al momento delle dimissioni, ammettendo che molte delle riflessioni espresse dal politico britannico erano state spesso anche le sue.

Parole che hanno inevitabilmente alimentato le interpretazioni su un possibile addio, oggi scongiurato ma non definitivamente archiviato.

Una questione che va oltre il governo

La vicenda Crosetto evidenzia una delle sfide più delicate che attendono l’esecutivo nei prossimi mesi: trovare un equilibrio tra i vincoli della finanza pubblica e le crescenti richieste di investimenti nel settore della sicurezza.

Una questione che non riguarda soltanto gli assetti interni della maggioranza, ma il ruolo che l’Italia intende assumere nello scenario internazionale dei prossimi anni.

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