di Silver Mele
Il presente sfida il passato che non vuole arrendersi
Ci siamo. È il giorno che tutti aspettavano. Sul Centre Court di Wimbledon va in scena una doppia semifinale che mette insieme futuro, presente e storia del tennis. Si parte con Alexander Zverev, fresco campione del Roland Garros, contro la favola britannica Arthur Fery, la sorpresa del torneo transitata anche da Pozzuoli tre anni fa. Poi gli occhi del mondo saranno tutti per loro: Jannik Sinner e Novak Djokovic si ritrovano ancora una volta. È il dodicesimo capitolo di una rivalità che in pochi anni è già diventata un classico.
I precedenti raccontano di un equilibrio quasi perfetto: Sinner è avanti 6-5 negli scontri diretti, ma l’ultimo confronto pesa come un macigno. A gennaio, nella semifinale degli Australian Open, Djokovic ha fermato la striscia di cinque vittorie consecutive dell’azzurro imponendosi al quinto set con una delle prestazioni più straordinarie della sua carriera.
Oggi, però, lo scenario è diverso. Sull’erba londinese Sinner difende il titolo conquistato un anno fa e parte con i favori del pronostico. Ma quando dall’altra parte della rete c’è Djokovic, i pronostici valgono sempre fino al primo quindici.
Dove si decide la partita
La chiave potrebbe essere molto diversa rispetto ai confronti di primavera.
A Parigi era stato il ritmo da fondo campo a fare la differenza. Lì Zverev aveva firmato la sua impresa Slam. Oggi invece il vero punto di forza di Sinner è diventato il servizio. Nelle prime settimane sull’erba l’azzurro ha costruito gran parte delle sue vittorie proprio con la battuta: tanti punti diretti, pochissime occasioni concesse agli avversari e una sicurezza crescente nei momenti di maggiore pressione.
Non è il Sinner esplosivo visto a maggio. Lui stesso ha ammesso di sentirsi ancora con margini di crescita. Ma proprio questa versione più pragmatica può essere ancora più pericolosa: meno spettacolare, più concreta. Se il servizio continuerà a funzionare come finora, anche il miglior ribattitore della storia avrà poche occasioni per entrare negli scambi.
Ed è proprio qui che si giocherà la partita.
Djokovic proverà ad allungare gli scambi, a cambiare ritmo, a sporcare il gioco dell’azzurro e trascinarlo nella zona dove il tennis diventa soprattutto una battaglia mentale. È sempre stato il suo territorio naturale.
Sinner dovrà impedirglielo.
Il fattore Djokovic
Guai, però, a leggere questa semifinale solo attraverso il ranking.
Djokovic arriva da oltre cinque ore di battaglia contro Auger-Aliassime. A 39 anni continua a fare cose che sembrano impossibili, ma è inevitabile chiedersi quanto quella maratona possa pesare sulle gambe. Il giorno supplementare di riposo è stato fondamentale, ma basterà?
Con il serbo, però, la logica spesso si ferma.
A Melbourne sembrava sfavorito e ha trovato energie che nessuno immaginava. A Wimbledon ha costruito una carriera intera ribaltando pronostici e partite impossibili. Per questo resta l’uomo che nessuno vuole affrontare quando il torneo entra nella sua fase decisiva.
I numeri raccontano una rivalità già storica
Quella di oggi sarà la terza semifinale tra i due ai Championships dopo quelle del 2023 e del 2025. Nell’Era Open soltanto Andre Agassi e Patrick Rafter erano riusciti a disputare tre semifinali tra loro a Wimbledon.
Per Sinner è la decima semifinale Slam della carriera. Vincendo diventerebbe il primo italiano a raggiungere due finali consecutive ai Championships e centrerebbe anche la qualificazione matematica alle ATP Finals.
Djokovic, invece, insegue la sua undicesima finale sull’erba londinese e soprattutto il 25° titolo Slam, un record assoluto che nessun giocatore, uomo o donna, ha mai raggiunto in singolare.
Quando i campioni alzano il livello
C’è un dettaglio che accompagna tutte le grandi sfide.
I campioni arrivano spesso alle semifinali con qualcosa ancora da migliorare. Lo ha detto anche Sinner dopo i quarti: sente di poter alzare ancora il suo livello. Ed è una frase che dovrebbe far riflettere i suoi avversari.
Perché i fuoriclasse fanno proprio questo. Conservano energie, crescono partita dopo partita e trovano il loro tennis migliore quando il peso del punto diventa massimo.
Oggi il tennis chiede una risposta a entrambi.
Sinner vuole confermare che il futuro è già diventato presente. Djokovic vuole dimostrare, ancora una volta, che il tempo può aspettare.
Ed è per questo che, comunque vada, il dodicesimo atto promette già di essere un’altra pagina da ricordare.









