di Silver Mele
Dopo la rimonta al quinto set dell’esordio, il numero uno del mondo cresce contro Borges, supera Pietrangeli con la vittoria numero 95 negli Slam e conferma un dato impressionante: nella storia soltanto Raonic e Kriek hanno vinto più tie-break di lui
Dal brivido dell’esordio alla gestione da numero uno: Jannik sta tornando
La differenza tra un campione e un fuoriclasse assoluto si vede soprattutto nei giorni imperfetti.
Jannik Sinner, oggi, non è ancora il miglior Sinner. Lo sa lui, lo sa il suo staff e probabilmente lo percepiscono anche i suoi avversari. Eppure è già al terzo turno di Wimbledon, senza aver perso terreno nella corsa verso la seconda settimana.
Dopo la tensione, la fatica e la splendida rimonta al quinto set dell’esordio, vissuta tra paura, cadute e un inevitabile carico emotivo, il numero uno del mondo ha compiuto un altro passo in avanti battendo Nuno Borges in tre set.
Non una prestazione dominante. Non il tennis devastante che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi due anni.
Ma una vittoria da campione vero.
Perché il Sinner ancora lontano dalla perfezione continua comunque a vincere.
Ed è forse questa la notizia più importante per Wimbledon.
La ferita di Parigi esiste ancora, ma non lo sta fermando
La finale del Roland Garros ha lasciato inevitabilmente qualcosa.
Sarebbe stato strano il contrario.
Un mese senza partite ufficiali, nessun torneo di preparazione sull’erba e quella battaglia emotiva contro Carlos Alcaraz rappresentano un bagaglio che ancora oggi accompagna il campione altoatesino.
Lo si vede nei dettagli.
Nel diritto che, a tratti, non ha ancora la pulizia abituale.
Nelle accelerazioni che arrivano a intermittenza.
Nei movimenti sull’erba, superficie che resta probabilmente la meno naturale del suo repertorio tecnico.
Sinner stesso lo ha ammesso:
“Ci sono ancora delle cose da migliorare”.
Ed è proprio così.
Il vero Jannik deve ancora sciogliersi completamente, ritrovare il ritmo partita e liberare quel tennis aggressivo e asfissiante che lo ha portato in cima al ranking mondiale.
Ma la direzione intrapresa sembra quella giusta.
Contro Borges non ha brillato, ma non ha mai davvero sofferto
Ed è qui che si misura la grandezza.
Perché i grandi campioni imparano a vincere anche quando non giocano al massimo delle proprie possibilità.
Contro Borges sono arrivati 22 ace, due tie-break gestiti con autorità e una vittoria in tre set senza spendere energie inutili.
L’impressione non è mai stata quella di un match realmente fuori controllo.
Anzi.
Sinner ha saputo amministrare i momenti difficili, accelerare quando serviva e chiudere la pratica senza trascinarsi in una battaglia fisica e mentale come quella del primo turno.
Per uno che deve ancora ritrovare il miglior tennis, è un segnale enorme.
Il dato che racconta la sua grandezza: nei tie-break è già nella storia
C’è una statistica che forse racconta meglio di ogni altra la crescita mentale di Jannik Sinner.
Dopo Milos Raonic, capace di vincere il 69,17% dei tie-break disputati in carriera, e Johan Kriek, fermo al 68,25%, il numero uno del mondo è il terzo giocatore della storia con la miglior percentuale di successi nei giochi decisivi: 68,20%.
Un dato impressionante.
Perché il tie-break è il territorio della pressione assoluta.
È il momento in cui il tennis diventa soprattutto lucidità, coraggio e capacità di eseguire sotto stress.
E lì, da anni, Sinner sembra trasformarsi.
Anche contro Borges ha portato a casa entrambi i tie-break, confermando una caratteristica ormai consolidata: quando la tensione sale, il suo livello mentale cresce invece di diminuire.
Non è soltanto una qualità tecnica.
È una firma da fuoriclasse.
Superato Pietrangeli: un altro pezzo di storia del tennis italiano
Nel frattempo, quasi in silenzio, è arrivato un altro record destinato a restare.
La vittoria contro Borges è stata la numero 95 in carriera negli Slam.
Nessun italiano aveva mai fatto meglio.
Sinner ha superato Nicola Pietrangeli, entrando ufficialmente in cima alla classifica degli azzurri più vincenti nei tornei Major.
Un primato che certifica non soltanto il suo presente, ma anche la continuità straordinaria costruita negli ultimi anni.
E pensare che ha appena ventiquattro anni rende tutto ancora più impressionante.
Quanto manca al vero Sinner? Meno di quanto sembri
La sensazione è che il vero Wimbledon di Jannik debba ancora cominciare.
Forse manca un dieci, quindici per cento rispetto alla sua versione migliore.
Mancano ancora alcune accelerazioni devastanti da fondo campo.
Manca quella continuità feroce che trasforma ogni turno di servizio in una formalità e ogni scambio in un esercizio di dominio assoluto.
Ma il serbatoio delle energie è pieno.
La fiducia cresce partita dopo partita.
E soprattutto il numero uno del mondo sta vincendo senza essere ancora il miglior Sinner.
Ed è proprio questa la notizia che dovrebbe preoccupare il resto del tabellone.
Perché quando ritroverà completamente sé stesso, Wimbledon potrebbe ritrovarsi di fronte al giocatore più difficile da battere del pianeta.












