Social vietati sotto i 15 anni? La proposta della Lega riaccende il dibattito sulla tutela dei minori

Una proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati dalla Lega rilancia in Italia l’idea di vietare l’uso dei social network per tutti i minori di 15 anni, aprendo un confronto politico e culturale sul modo in cui la società regolamenta l’accesso dei giovanissimi al mondo digitale.


La norma in Parlamento: divieto e consenso genitoriale

Il testo, prima firmataria la deputata Giorgia Latini, contiene cinque articoli e prevede che:

  • i minori di 15 anni non possano utilizzare piattaforme di social network;

  • oltre quella soglia di età, l’accesso sia consentito solo con un consenso “verificabile” dei genitori o tutori legali.

Secondo i promotori, l’obiettivo è ridurre i rischi legati a un uso precoce e intenso dei social, ritenuti potenzialmente dannosi per salute mentale, concentrazione, sonno e autostima dei ragazzi. Nella relazione che accompagna il testo si citano inoltre problemi come ansia, depressione, cyberbullismo e manipolazione emotiva.


Misure tecniche e tutele aggiuntive

La proposta di legge non si limita al solo divieto: introduce anche obblighi per i fornitori delle piattaforme. In particolare, il testo chiede:

  • l’adozione di sistemi tecnici adeguati per la verifica dell’età degli utenti;

  • misure per mitigare i contenuti nocivi e limitare pratiche manipolative come algoritmi di raccomandazione che favoriscono dipendenza o sviluppo psicofisico inadeguato nei minori.
    La supervisione tecnica è affidata al Garante delle comunicazioni e al Garante della privacy, nel rispetto delle linee guida europee.

Inoltre la proposta coinvolge il ministero dell’Istruzione e quello della Salute in programmi di educazione digitale nelle scuole e prevede la creazione di un osservatorio nazionale sull’impatto dei social sui minori, con relazioni annuali al Parlamento.


Dibattito europeo e modelli esteri

La proposta italiana si inserisce in un contesto europeo in rapido movimento. In Francia, l’Assemblea nazionale ha approvato un disegno di legge che vieta l’uso dei social ai minori di 15 anni, con l’obiettivo di proteggere la salute mentale dei giovani e limitare l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi. Il provvedimento francese ora va al voto del Senato.

Paesi come Australia e diversi Stati europei stanno introducendo o valutando limiti ancora più severi per l’accesso dei minori ai social, mentre il Parlamento europeo ha discusso a livello non vincolante l’idea di fissare un’età minima a 16 anni per l’uso di social media nell’Unione.


Le critiche e le incognite del provvedimento

La proposta non è priva di critiche. Alcuni osservatori sottolineano che l’applicazione di divieti rigorosi potrebbe rivelarsi difficile nella pratica, soprattutto se basata su sistemi di verifica dell’età che richiedono identità digitale affidabile — una tecnologia che non è ancora uniformemente disponibile su tutte le piattaforme social.

A ciò si aggiunge un dibattito più ampio: mentre molti genitori e educatori spingono per maggiori tutele digitali nei confronti dei ragazzi, altri sottolineano la necessità di educazione digitale e responsabilizzazione, piuttosto che divieti che potrebbero spingere i minori verso soluzioni non regolamentate o metodi per eludere i controlli.


Una questione di tempi e prospettive

La proposta della Lega, se approvata, ridefinirebbe in modo significativo il modo in cui i giovani italiani accedono ai social media, anticipando o allineandosi alle tendenze normative di altri Paesi europei. Il dibattito parlamentare sarà, nei prossimi mesi, un punto di osservazione cruciale per capire se e come l’Italia intende affrontare la sfida della protezione digitale dei minori in un’epoca in cui l’uso dei social è sempre più centrale nella vita quotidiana.