L’indagine Filcams Cgil fotografa un settore sempre più fragile: part-time involontario, divari territoriali e salari insufficienti anche a tempo pieno
Nel turismo italiano il lavoro povero non è più un’eccezione, ma una condizione strutturale. Secondo l’indagine “Focus sul lavoro povero” della Filcams Cgil, oltre il 71% dei lavoratori del settore si colloca sotto la soglia di povertà salariale. E Napoli non sfugge a questi dati.
Lo studio, basato su un campione di 6,3 milioni di addetti nei comparti del terziario — commercio, servizi e turismo — evidenzia una realtà ormai consolidata: nel turismo, in particolare, la precarietà è diventata la norma.
Un lavoratore su due sotto i 15mila euro l’anno
Nel complesso del terziario, circa il 47,5% dei dipendenti guadagna meno di 15mila euro annui. Nel turismo la situazione peggiora sensibilmente: la quota di lavoratori poveri raggiunge il 71,22% tra chi ha lavorato almeno una settimana nell’anno.
La soglia di povertà salariale viene fissata a 13.950 euro annui (60% della retribuzione mediana), che sale a 14.800 euro per chi ha avuto almeno 12 settimane di lavoro.
Un quadro che evidenzia come la diffusione del part-time involontario incida in maniera decisiva sulla riduzione dei redditi.
Sud penalizzato, divari di genere evidenti
L’indagine mette in luce forti disuguaglianze territoriali: nel Mezzogiorno oltre tre lavoratori su cinque del terziario sono classificati come “working poor”, con picchi che nel turismo arrivano all’81,14%.
Nel Centro Italia la quota si attesta al 69,39%, mentre nel Nord resta comunque elevata: circa il 66%.
Significativi anche i divari di genere. Nel settore dei servizi, le donne risultano più esposte al lavoro povero (36,6% contro il 25,3% degli uomini), con un gap retributivo medio del 15%.
Nel turismo la forbice resta marcata: 75,3% di lavoratrici sotto soglia contro il 66,7% degli uomini.
Un settore centrale ma sempre più fragile
Il turismo si conferma uno dei motori dell’economia italiana, ma anche uno dei settori più esposti alla precarietà occupazionale. La combinazione di contratti brevi, stagionalità e bassi salari contribuisce a consolidare un sistema in cui lavorare non sempre significa uscire dalla povertà.
La fotografia di un problema strutturale
I dati della Filcams Cgil non descrivono un’emergenza temporanea, ma una condizione stabile che riguarda milioni di lavoratori. Una realtà che solleva interrogativi profondi sulla qualità del lavoro nel terziario e sulla sostenibilità sociale di un settore strategico per il Paese.
Il turismo cresce nei numeri, ma non sempre nei redditi. E la distanza tra valore economico prodotto e salario percepito continua ad allargarsi.












