Colpi durante gli esami finali, almeno dieci feriti. Il killer è in fuga, caccia all’uomo a Providence
Ancora sangue in un campus universitario americano. A tre mesi dalla sparatoria alla Utah Valley University, dove venne ucciso l’attivista di destra Charles James Kirk, l’incubo si è ripetuto alla Brown University, uno degli atenei più prestigiosi della Ivy League.
Il bilancio provvisorio è drammatico: due studenti morti, otto feriti in condizioni critiche e almeno un altro in condizioni lievi. Alcuni media statunitensi parlano di fino a 20 persone colpite, ma il dato non è stato ancora confermato ufficialmente.
Il sospetto autore della sparatoria è ancora in fuga.
Il panico durante gli esami
Il teatro dell’attacco è stato l’edificio Barus & Holley, una struttura di sette piani che ospita la Facoltà di Ingegneria e il Dipartimento di Fisica: 117 laboratori, 150 uffici, 15 aule e 29 sale riunioni.
Sabato era il secondo giorno degli esami finali del semestre autunnale e il campus era particolarmente affollato, a poche ore dalla partenza degli studenti per le festività.
I primi spari sono stati uditi nel primo pomeriggio, scatenando il caos. L’università ha immediatamente diramato un’allerta di emergenza: porte chiuse a chiave, telefoni silenziati, studenti e personale invitati a barricarsi e nascondersi.
Per alcuni minuti l’ateneo ha anche annunciato l’arresto di un sospetto, informazione poi smentita: si trattava di una persona estranea ai fatti.
Il killer ripreso dalle telecamere
Secondo gli investigatori, il sospettato è un uomo vestito di nero. L’identità resta ignota. La polizia sta analizzando le immagini delle telecamere di sorveglianza del campus e delle strade adiacenti, come già avvenuto nell’indagine sulla sparatoria dello scorso marzo.
La polizia di Providence ha diffuso sui social un breve video che mostra il sospetto mentre si allontana dall’edificio verso Hope Street. Il volto non è visibile: l’uomo è ripreso di spalle e, secondo alcuni testimoni, potrebbe aver indossato una maschera mimetica grigia, ha spiegato il vice capo della polizia Timothy O’Hara.
Sono oltre 400 gli agenti impegnati nella caccia all’uomo.
Trump e il silenzio sulle armi
La notizia iniziale dell’arresto – poi rivelatasi falsa – ha tratto in inganno anche Donald Trump, che l’ha rilanciata sul social Truth prima di correggersi. Dal presidente sono arrivate solo poche parole di circostanza: “Una cosa terribile”, accompagnate dall’invito a pregare.
Nessun commento, però, sull’ennesima strage legata alla diffusione delle armi da fuoco negli Stati Uniti.
Campus blindato, studenti sotto shock
Nel frattempo, centinaia di studenti sono rimasti bloccati in lockdown per ore, rassicurando i familiari al telefono e raccontando in diretta ai network americani attimi di terrore, confusione e dolore.
Le autorità hanno invitato chiunque si trovi nel campus o nei dintorni a restare in casa e prestare la massima attenzione, perché il sospettato potrebbe essere ancora armato e pericoloso.
Un’altra università, un’altra giornata di esami trasformata in tragedia.
E un Paese che continua a fare i conti con una violenza ormai diventata routine.












