Un euro e cinquanta in più all’anno, in media, per ogni cittadino non esente. È la stima del Ministero della Salute. Una cifra che può sembrare contenuta, ma che cambia peso quando a pagare è una famiglia già costretta a sostenere visite, controlli ed esami ripetuti.
Da ieri entrano in vigore le nuove tariffe per visite, esami specialistici e dispositivi sanitari. Non si tratta di un aumento generalizzato: restano ferme le esenzioni, il tetto ordinario di 36 euro e 15 per ricetta e circa otto prestazioni su dieci non cambiano. Ma alcune voci registrano rincari più significativi.
Gli aumenti
La visita cardiologica con elettrocardiogramma, ad esempio, può passare da 33 euro e 60 a 38 euro. L’agoaspirato della mammella da 31 euro e 25 a 36 euro e 50. Aumenti che, per chi deve affrontare una sola prestazione, possono sembrare gestibili. Il conto cambia quando gli esami diventano frequenti o coinvolgono più componenti della stessa famiglia. Ed è questo il punto più delicato anche in Campania. In una regione dove le liste d’attesa spingono molti cittadini a rivolgersi al privato, il rischio è che il costo delle prestazioni pubbliche finisca per sommarsi alle altre spese sanitarie, diventando un ulteriore ostacolo.
L’allarme dei consumatori
Il Ministero parla di un impatto medio limitato. Le associazioni dei consumatori, invece, chiedono di guardare alle singole prestazioni e alle condizioni delle famiglie più fragili. Perché non è soltanto una questione di quanto aumenta il ticket. È capire se, davanti a un conto più alto, qualcuno sarà costretto a rinviare un controllo, un esame o una cura.











