Tra le righe: “Il Circo delle Meraviglie”, nessuna meraviglia è innocente

di Chiara Capuano

“In quest’epoca di meraviglia, le intuizioni nascono dall’estasi del sogno e della febbre”

Il Circo delle Meraviglie è il secondo romanzo di Elizabeth Macneal, già nota al pubblico per il successo internazionale de La fabbrica delle bambole.
Ceramista e scrittrice formatasi a Oxford e alla University of East Anglia, la Macneal dimostra abilità nel descrivere atmosfere storiche oscure, tattili e viscerali, e si rivela capace di comunicarle con notevole modernità al lettore contemporaneo.

Il romanzo è ambientato nell’Inghilterra di metà Ottocento, un’epoca in cui le folle erano state da poco travolte da quella che sarebbe stata ricordata come la “febbre del circo”: il periodo d’oro dei grandi showman come Barnum, che sfruttavano la generale fame di novità, meraviglia e mistero per riempire le proprie tasche, e persino la diversità fisica era venduta come forma di intrattenimento (freak shows).

Il libro si basa sull’idea che una storia si presti a molteplici modi di essere raccontata, che una stessa vicenda abbia sempre più lati, più possibilità di interpretazione e tutto, da una piccola narrazione familiare ad uno spettacolo, ad una guerra, possa essere raccontato come bellezza oppure orrore, a seconda del narratore e dunque la storia – intesa come racconto univoco, certo ed incontrovertibile – non esista.
Oltre che dimostrare la veridicità di tale assunto, desiderio dell’autrice era quello di dar voce ad un personaggio inventato ma verosimile dell’epoca, e di analizzarne le emozioni e le contraddizioni. Da questa aspirazione nascono i suoi protagonisti.
La vicenda inizia quando il tendone dell’ambizioso impresario Jasper Jupiter giunge, inatteso, in un povero villaggio costiero.
Quell’evento sconvolgerà la vita della diciannovenne Nell, una ragazza nata con il corpo ricoperto di macchie, che è sempre stata emarginata e sola.
Suo padre, umiliato dalla sola esistenza della ragazza, che costituisce per lui motivo di imbarazzo, ispirato dall’arrivo del circo decide di venderla proprio al signor Jupiter, convinto che sia la cosa migliore per sé stesso, la sua famiglia e anche per la stessa Nell.
Strappata alla sua terra, la giovane viene dunque catapultata in una nuova vita: per Jasper è un fenomeno da baraccone su cui speculare, e sul palcoscenico la trasforma nell’acclamata “Nellie Moon”, l’ottava meraviglia del mondo, la regina della luna e della stelle, nata con le costellazioni dipinte sulla pelle.
Ma Nell non sarà comunque libera, e quando il suo successo rischierà di oscurare la fama di Jasper Jupiter, inizierà un intrico di invidie e gelosie che scatenerà una girandola di terribili e irreparabili conseguenze.

Lo stile di Elizabeth Macneal è paratattico, caratterizzato da frasi brevi che imprimono al racconto un ritmo incalzante. La narrazione, pur mantenendo la terza persona e il tempo presente, è corale: i capitoli si alternano seguendo i punti di vista dei vari personaggi e racchiudono salti avanti e indietro nel tempo.

Questa frammentazione temporale permette di ricomporre un mosaico narrativo complesso e profondo.
È una storia carnale, cruda e a tratti sanguigna, che non risparmia al lettore i momenti più brutali. La Macneal affronta temi forti come l’ambizione sfrenata, il desiderio, la solitudine e la morte, tenendo costantemente il lettore ancorato alla matericità dei corpi e delle emozioni.
I personaggi vengono analizzati nelle loro emozioni più autentiche, anche quando esse risultano dannose, cupe e poco onorevoli, con conseguenze terribili.
Il primo personaggio che il libro presenta è Nell, che si porta dietro sentimenti di solitudine e sofferenza. Si è sempre sentita un essere umano di second’ordine, tagliata fuori dai legami affettivi possibili e normali come l’amore e l’amicizia. La rabbia che le rode dentro la induce persino a provare un’invidia profonda per il fratello, che sta per formare una famiglia con la compagna Mary, convinta che a lei quel tipo di felicità sia precluso. E sebbene egli cerchi di proteggerla difendola sempre dalle prese in giro nel villaggio, Nell intuisce dietro il suo affetto iperprotettivo un certo egoismo: la volontà di nasconderla per vergogna.

Gli artisti del circo, che incontrerà Nell, sono individui complessi, plasmati da passati dolorosi, legati al circo da un sentimento ambivalente che oscilla tra la gratitudine – perché ha offerto loro un posto dove stare e brillare – e la consapevolezza che esso è anche una prigione, perché il mondo non ha posto per nessuno di loro al di fuori dello spazio reale e mertaforico del tendone colorato dove hanno luogo gli spettacoli.

Spicca, tra gli altri, la figura di Stella, la donna barbuta dalla personalità orgogliosa e dal passato turbolento, incastrata in una relazione con Jasper puramente fisica, cupa e priva di vero sentimento.

Il legame più profondo e morboso dei personaggi del circo è sicuramente quello tra l’impresario Jasper e suo fratello Toby.
Toby è un tipo silenzioso e remissivo, i cui sentimenti vivono nascosti e repressi. Jasper è apertamente spietato e disposto a tutto perché il mondo segua i suoi desideri. È un uomo pronto a ricorrere persino alla violenza pur di affermare la propria dominanza fisica e psicologica su chiunque cerchi di sfuggire al proprio controllo.
“Toby era uno spettatore che si accontentava di osservare la vita da fuori, restio a lasciarsi coinvolgere. Jasper era curioso, bramava di scoprire il trucco che si celava dietro le cose, spogliare il mondo di ogni illusione per osservarne lo scheletro.”

Tra i due fratelli c’è una dinamica di amore e odio che dura fin dall’infanzia. Jasper è sempre stato analitico, prepotente, dominatore; Toby ha camminato costantemente all’ombra del fratello, incapace di brillare lontano da lui. Un rapporto segnato da una forte codipendenza, in cui Jasper trae un godimento quasi perverso nel vedere la gelosia e la subordinazione del fratello.
Un legame morboso, in cui ciascuno dei due desidera la vicinanza dell’altro e al tempo stesso il suo annientamento.

Nell è la tessera che manderà in crisi il grande domino del circo: colei che metterà in dubbio la grandezza del direttore e che, rivelando una furiosa capacità seduttiva, tenterà di strappare a Jasper il sottomesso fratello Toby, proprio come l’impresario del circo l’ha strappata a suo fratello, senza chiederle il permesso, trattandola alla stregua di un oggetto da comprare e vendere.

Come suggerisce la copertina, volutamente arida, la “magia” del circo viene posta in secondo piano. Il tendone dorato nasconde una realtà brulla e polverosa, fatta di carovane che si spostano di città in città vendendo trucchi e illusioni.
Chi sono i circensi, fuori dal circo?
Dietro lo sfarzo c’è la sofferenza di chi viene visto esclusivamente come un “fenomeno” e mai come una persona. Il circo è una forma di vita alternativa, ma vissuta al prezzo della deumanizzazione, propria e altrui.

Il Circo delle Meraviglie non è un romanzo per tutti. La sua crudezza e la sua carica introspettiva lo rendono un’opera densa, che capitolo dopo capitolo precipita in una spirale di eventi travolgenti e di impossibile giudizio morale, fino al climax finale.
Nonostante la mole del libro e la complessità dei temi, la penna dell’autrice scorre con estrema fluidità, trascinando il lettore in un passato che si rivela sempre più oscuro.

È un libro fortemente consigliato a chi ama i romanzi storici con un’intensa densità psicologica, a chi cerca una narrazione capace di inquietare e affascinare allo stesso tempo.
Una storia che fa riflettere sull’indipendenza, l’autodeterminazione, le scelte di vita. E sugli infiniti modi di raccontare una stessa storia.

“Arriva sempre un momento in cui l’atmosfera cambia. Un dito tenuto per troppo tempo sopra una candela comincia a bruciare. Una battuta si fa piú affilata, un bambino lancia confetti e un altro bambino ride. Un microscopio va in frantumi. Una storia si trasforma in bugia…”.