Trump affonda Maduro: raid, incriminazione e tensione globale

Il Venezuela si è svegliato nel caos. Un’operazione militare statunitense, condotta nella notte, ha scosso Caracas e diverse aree del Paese, lasciando sul terreno morti e feriti. Secondo fonti americane, il blitz avrebbe portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, successivamente incriminati negli Stati Uniti.

A confermare l’incriminazione è stata la ministra della Giustizia Usa Pam Bondi, che ha annunciato che Maduro e la consorte sono stati formalmente accusati presso il Southern District di New York. Le accuse sono pesantissime: cospirazione per narcotraffico e terrorismo, importazione di cocaina, possesso di armi automatiche ed esplosivi, minacce dirette agli Stati Uniti.

“Dovranno affrontare la giustizia americana sul suolo americano”, ha scritto Bondi sui social, ringraziando pubblicamente il presidente Donald Trump e le forze armate coinvolte nella missione.

Secondo quanto riportato da ABC News, l’operazione sarebbe stata approvata da Trump già da diversi giorni, con le truppe pronte a intervenire durante il periodo natalizio. Il blitz sarebbe stato temporaneamente rinviato a causa di disordini in Nigeria, per poi essere eseguito una volta individuata con precisione la posizione di Maduro grazie all’intelligence della CIA. A entrare in azione sarebbe stata la Delta Force.

Da Caracas, però, arriva una versione durissima. Il governo venezuelano parla di “aggressione armata illegale”, mentre Mosca ha condannato l’azione statunitense definendola una violazione della sovranità nazionale. Il Venezuela ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Cresce intanto la tensione regionale: la Colombia ha schierato l’esercito lungo la frontiera, temendo un’escalation. In Europa, la premier Giorgia Meloni segue l’evolversi della situazione con la Farnesina e l’Unità di crisi, con particolare attenzione alla sicurezza dei cittadini italiani nell’area.

Resta ora da chiarire se la cattura sia avvenuta con un accordo negoziato o attraverso un’azione esclusivamente militare. Ma una cosa è certa: il Venezuela è entrato in una nuova fase di instabilità, mentre lo scontro geopolitico tra Washington, Mosca e l’America Latina rischia di allargarsi.