Trump riaccende il conflitto: raid Usa contro l’Iran, Teheran risponde sulle basi americane

Nella notte gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova offensiva contro obiettivi militari iraniani.

Sarebbe stato direttamente Donald Trump a ordinare l’offensiva mentre si trovava ad Ankara per il vertice Nato. Nel mirino sarebbero finiti sistemi di difesa, postazioni radar, basi missilistiche e imbarcazioni delle Guardie Rivoluzionarie nell’area dello Stretto di Hormuz.

La risposta di Teheran

Ma a reazione iraniana è arrivata nel giro di poche ore. Non a caso, le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato attacchi con missili e droni contro basi statunitensi in Bahrein e Kuwait, presentandoli come una rappresaglia diretta all’operazione americana.

Il nodo dello Stretto di Hormuz

Secondo Washington, i raid sono una risposta ai nuovi attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz. Per gli Stati Uniti si tratta di una violazione del memorandum d’intesa firmato il 17 giugno, che prevedeva una tregua di 60 giorni e la riapertura dello stretto per favorire i negoziati.

Teheran accusa Washington

Intanto, però, l’Iran respinge le accuse e parla invece di una grave violazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti. Il Parlamento iraniano ribadisce che Teheran non intende rinunciare alla propria sovranità su Hormuz, mentre il governo promette nuove azioni per difendere la sicurezza nazionale.

Il rischio di una crisi globale

L’escalation oscura il vertice Nato e riporta il Medio Oriente sull’orlo di una nuova crisi. Lo Stretto di Hormuz resta il punto più delicato: da lì passa una quota fondamentale del commercio energetico mondiale e ogni ulteriore tensione rischia di avere conseguenze ben oltre la regione.