Turismo, Napoli attira ma monetizza poco: ecco perché

Il dato di partenza è noto: il turismo che arriva a Napoli spesso non spende, consuma poco, si muove in giornata, lascia briciole all’economia reale. È il tallone d’Achille della città. Ma le preregate dell’America’s Cup hanno mostrato un’anomalia: quando l’evento è forte, organizzato e internazionale, il comportamento del turista cambia. E spende. Ma in cosa? E quanto? Il punto critico è proprio questo, Napoli attira, ma monetizza poco. Dunque, alta la presenza ma bassa la spesa. Un modello che porta numeri, ma non ricchezza. E che spesso lascia i commercianti con la sensazione di “tanta folla e pochi incassi”. Le preregate hanno generato un comportamento simile al solito standard… pizze, gelati e corni. Quelli funzionano sempre. Dunque il turista non è cambiato; è solo cambiato il contesto. Il risultato è stato: Pizzerie senza scorte, impasti finiti. Gelaterie con +200 kg venduti. Stand che hanno sfornato 2mila pizze a portafoglio al giorno. Il turismo che non spende è anche il risultato di una città che non si prepara a far spendere. Se Napoli offre un evento internazionale, organizzato, riconoscibile, con un brand forte, il turista spende. E questo è il vero tema per il 2027. Dunque, 3 gg tre giorni da record di pizze e gelati… con in vetrina soprattutto la sua offerta più basica. Il paradosso dell’indotto da 230 milioni è proprio questo… Il turismo “di fascia alta”– quello che dovrebbe cambiare il profilo economico della città – forse non ha trovato un sistema commerciale all’altezza. La Coppa America è un evento che può cambiare l’immagine economica di una città. E per farlo, serve formazione internazionale, diversificazione dell’offerta, strategie di accoglienza, pianificazione delle scorte e coinvolgimento dei quartieri. Altrimenti il 2027 sarà solo un replay: più gente, più pizze e più gelati.

Di C.B.