Gli iscritti crescono del 23,2% in un anno: il tennis corre 2,4 volte più degli altri grandi sport. Aumentano soprattutto adolescenti, giovani adulti e over 65. E anche lo staff tecnico cresce del 22,2%. Il fenomeno dei campioni azzurri sembra essersi trasformato in una nuova abitudine sportiva
Il vero termometro del rinascimento del tennis italiano non sono soltanto le finali dei grandi tornei, gli stadi pieni, gli ascolti televisivi o le imprese dei campioni. È molto più semplice: basta entrare in un circolo.
Qui, tra campi che si riempiono, scuole tennis che raccolgono nuove iscrizioni e adulti che tornano a impugnare una racchetta dopo anni, si sta consumando una piccola rivoluzione. Il tennis italiano non sta soltanto vincendo di più. Sta facendo giocare di più gli italiani.
A fotografare il fenomeno sono i dati di Golee, piattaforma italiana per la gestione digitale delle associazioni e società sportive dilettantistiche, che ha analizzato il proprio ecosistema di oltre mille realtà sportive nelle quali il tennis è tra le discipline praticate. Il confronto tra le stesse società presenti nelle stagioni 2024/25 e 2025/26 restituisce un numero inequivocabile: gli iscritti al tennis sono aumentati del 23,2% in un solo anno.
E il dato resta praticamente intatto anche restringendo l’analisi ai soli circoli monosportivi di tennis: +22,6%.
Quasi otto circoli su dieci hanno più iscritti
Non è, dunque, una crescita determinata da pochi club capaci di registrare aumenti eccezionali. Il fenomeno è molto più diffuso.
Nel 78% dei circoli monitorati il numero dei tesserati è aumentato. Una percentuale che racconta meglio di qualsiasi singolo record la profondità del fenomeno: quasi otto circoli su dieci hanno visto crescere la propria base.
E quando Golee applica la stessa metodologia alle società monosportive di calcio, basket e pallavolo, emerge un altro elemento significativo. Anche gli altri tre sport mostrano una dinamica positiva, a conferma di una generale voglia di sport tra ragazzi e adulti, ma il tennis corre decisamente più veloce: la sua crescita è circa 2,4 volte superiore a quella registrata complessivamente dagli altri tre grandi sport considerati.
Non è più soltanto l’effetto di una moda. O almeno i numeri suggeriscono qualcosa di più strutturale.
Sinner e i campioni hanno acceso la miccia, ma il fenomeno è più largo
Per anni il tennis italiano ha inseguito una dimensione che sembrava appartenere soprattutto ad altri Paesi. Poi sono arrivati i risultati, i grandi campioni, le vittorie, le finali, le imprese della squadra azzurra e, soprattutto, una generazione capace di trasformare il tennis in uno spettacolo seguito anche da chi fino a poco tempo prima non frequentava i campi.
Il passaggio decisivo, però, avviene quando lo spettatore diventa praticante.
Ed è esattamente quello che sembrano raccontare i numeri di Golee.
La crescita non riguarda infatti soltanto i bambini che si avvicinano alla racchetta guardando i propri idoli. È particolarmente forte proprio nelle fasce nelle quali l’attività sportiva tende spesso a perdere partecipanti.
Tra gli 11 e i 18 anni gli atleti del tennis aumentano del 26,5% in un anno. Ma il dato più impressionante arriva nella fascia 15-18 anni: +34%.
Per avere un termine di paragone, nello stesso segmento la pallavolo cresce del 12,5%, il calcio del 9,5% e il basket dell’8,5%.
Il tennis, dunque, non si limita a crescere tra gli adolescenti: cresce più del doppio rispetto alla pallavolo e quasi tre volte rispetto al calcio.
La racchetta conquista anche gli adulti
C’è però un’altra faccia del fenomeno, forse ancora più interessante.
Il tennis sta riportando sui campi anche gli adulti.
La fascia 19-34 anni registra un incremento del 26,9%, mentre dai 35 anni in su la crescita raggiunge il 24,7%. Non è quindi soltanto una nuova generazione che scopre il tennis: è anche una generazione adulta che lo riscopre.
E il dato diventa ancora più curioso guardando agli over 65: +34,8%.
È una delle crescite più alte dell’intera rilevazione e racconta di uno sport che sembra aver trovato una nuova capacità di accompagnare le persone lungo tutte le stagioni della vita.
La fotografia complessiva delle fasce d’età è eloquente: +11,1% tra 0 e 5 anni, +9,7% tra 6 e 10, +22,4% tra 11 e 14, +34% tra 15 e 18, +24,9% tra 19 e 24, +28,2% tra 25 e 34, +20,9% tra 35 e 44, +23% tra 45 e 54, +25,6% tra 55 e 64 e, appunto, +34,8% oltre i 65 anni.
È difficile trovare una fascia generazionale nella quale il tennis non sia cresciuto in modo significativo.
Crescono uomini e donne
La trasformazione attraversa anche la componente maschile e quella femminile.
Gli uomini aumentano del 23,5%, le donne del 21%. Ma anche qui c’è un dato che merita attenzione: tra le ragazze dagli 11 ai 18 anni gli iscritti crescono del 23,3%, un incremento nettamente superiore a quello registrato dalle coetanee di calcio, basket e pallavolo.
Il risultato è particolarmente interessante perché arriva in una fase nella quale il tennis femminile italiano sta vivendo una stagione di grande visibilità e di risultati importanti.
La quota femminile sul totale resta sostanzialmente stabile, ma aumenta il numero assoluto delle ragazze che entrano nei circoli. Anche questo contribuisce a rendere il movimento più largo e trasversale.
La crescita dei giocatori porta con sé quella dei tecnici
Ogni boom sportivo, prima o poi, presenta lo stesso problema: dove mettere tutti?
Più iscritti significano più campi da utilizzare, più ore di allenamento, più corsi, più maestri e una macchina organizzativa capace di sostenere una domanda che cresce rapidamente.
Un primo segnale arriva ancora una volta dai dati Golee. Nello stesso periodo nel quale gli atleti aumentano del 23,2%, lo staff dei circoli tennis cresce del 22,2%.
Le due curve, dunque, viaggiano quasi parallelamente. È un’indicazione importante: i circoli stanno cercando di adeguarsi alla nuova domanda, aumentando anche le proprie risorse umane.
Ma proprio quel piccolo scarto tra la crescita degli atleti e quella dello staff potrebbe rappresentare una delle sfide dei prossimi anni.
La vera sfida comincia adesso
Il Report Tennis e Padel 2024 della Federazione Italiana Tennis e Padel aveva già fotografato un movimento in piena espansione: nel 2024 i tesserati avevano superato per la prima volta quota 1,15 milioni, arrivando a 1.151.769, mentre tennis e padel insieme avevano raggiunto 6,5 milioni di praticanti e 18,3 milioni di appassionati.
I numeri di Golee aggiungono però un elemento alla fotografia: la crescita non si è fermata ai grandi numeri federali, ma è entrata nella quotidianità dei circoli.
Ed è probabilmente questa la parte più interessante del cosiddetto rinascimento del tennis italiano.
Perché vincere un torneo può accendere l’entusiasmo di un Paese. Trasformare quell’entusiasmo in persone che si iscrivono a una scuola tennis, prenotano un campo, acquistano una racchetta, chiedono una lezione o tornano a giocare dopo vent’anni significa invece costruire qualcosa di molto più duraturo.
Come sottolinea Tommaso Guerra, CEO e founder di Golee, la domanda di tennis è ormai una realtà concreta e la sfida diventa quella di permettere al sistema di assorbirla e trasformarla in crescita stabile.
Il rischio, infatti, è che il successo produca più domanda di quanta l’offerta sia in grado di sostenere. Serviranno campi, tecnici, organizzazione, tecnologia e soprattutto circoli capaci di gestire una platea sempre più ampia.
Perché il punto non è più capire se il tennis italiano piaccia.
I numeri dicono che piace. E molto.
La partita vera, adesso, si gioca fuori dai grandi stadi: nei circoli, nelle scuole tennis e su quei campi dove ogni giorno un bambino, un adolescente, un adulto o un sessantacinquenne decide di prendere una racchetta e cominciare — o ricominciare — a giocare.
Il rinascimento, insomma, sembra essere arrivato alla base. E quando uno sport riesce a trasformare i propri campioni in nuovi praticanti, è lì che una stagione di vittorie può diventare un fenomeno di costume.












