Dal Cdm ok al decreto riformulato: armi, ma anche sostegno ai civili e ricostruzione. Mediazione nella maggioranza, Salvini incide, Meloni richiama l’Europa all’unità
Il governo trova la quadra sull’Ucraina e lo fa cambiando le parole per cambiare l’equilibrio politico.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto che proroga il sostegno italiano a Kiev, ma con una nuova formulazione che segna un passaggio tutt’altro che simbolico: non più solo “aiuti militari”, ma “aiuti per la difesa”, con un riferimento esplicito anche agli interventi civili.
Una mediazione arrivata dopo giorni di confronto serrato nella maggioranza, confermata dal ministro della Difesa Guido Crosetto, e costruita per evitare nuove fratture interne.
La svolta nel testo: non solo armi
Nel decreto approvato in Cdm, accanto all’invio di armamenti, trovano spazio aiuti alla popolazione civile, interventi sanitari, logistici e progetti per la ricostruzione delle infrastrutture, in particolare quelle energetiche.
Secondo fonti di governo, si tratta di una scelta che ha un doppio valore: lessicale, perché cambia il perimetro del provvedimento, e operativo, perché amplia la tipologia di interventi finanziabili.
Una formula pensata per tenere insieme le diverse sensibilità della maggioranza senza arretrare sul sostegno a Kiev.
La pressione della Lega
A spingere per una revisione del testo è stata soprattutto la Lega, che nei giorni scorsi ha mantenuto un pressing costante su Palazzo Chigi. Il Carroccio ha insistito sulla necessità di destinare le risorse alla protezione dei civili, sollevando anche il tema della corruzione in Ucraina.
«I soldi degli italiani devono servire ad aiutare una popolazione stremata, non ad alimentare sistemi opachi di potere», è il ragionamento che filtra da via Bellerio.
La linea è chiara: meno armi offensive, più difesa, logistica, sanità, assistenza umanitaria.
Matteo Salvini è sceso in campo in prima persona nelle ore che hanno preceduto l’intesa, fissando paletti politici che hanno inciso direttamente sulla stesura finale del decreto.
Meloni e il fronte europeo
Sul tema è intervenuta anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seppur indirettamente, commentando l’esito della recente call con gli alleati europei.
«Mai come in questo momento è necessario mantenere un’unità di vedute tra partner europei, Ucraina e Stati Uniti», ha sottolineato la premier, ribadendo che solo un fronte compatto può spingere la Russia ad assumersi le proprie responsabilità e ad aprire davvero alla prospettiva di negoziati.
Un equilibrio fragile ma raggiunto
Il decreto passa, dunque, senza strappi, ma fotografa un equilibrio politico delicato. Il sostegno all’Ucraina resta, ma cambia il racconto e si allarga il campo d’azione: difesa, civili, ricostruzione.
Una scelta che tiene insieme alleati diversi e che, almeno per ora, mette al riparo il governo da nuove tensioni interne su uno dei dossier più sensibili della politica internazionale.












