Una tragedia evitabile: le vittime italiane di Crans-Montana tornano a casa

di Alessandra Martino

Le bare bianche tornano a casa. Alle 11:50 di oggi, il C-130 dell’Aeronautica militare è atterrato a Milano Linate, riportando in Italia i feretri delle giovanissime vittime italiane dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Dopo giorni di attesa e identificazioni strazianti, il loro ritorno segna un momento di dolore e lutto per le famiglie, chiudendo simbolicamente una delle pagine più drammatiche di questo inizio d’anno.

Da Milano, via terra, i corpi hanno raggiunto le città d’origine: Achille Barosi e Chiara Costanzo a Milano, Giovanni Tamburi a Bologna, Emanuele Galeppini a Genova, e Riccardo Minghetti a Roma Ciampino. La coetanea Sofia Prosperi, italo-svizzera residente a Lugano, non è rientrata in Italia: le sue esequie si svolgeranno in Svizzera. Tutti i funerali, come annunciato dall’ambasciatore d’Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado, saranno a spese dello Stato.

«Non è stata una disgrazia, ma una tragedia evitabile», ha ribadito Cornado, sottolineando l’amarezza di una tragedia che ha spezzato sei vite italiane tra le quaranta complessive.

I nomi, le età, il bilancio

Con la conclusione delle identificazioni, anche gli ultimi corpi hanno finalmente un nome. Tra le vittime ci sono giovanissimi italiani, svizzeri, francesi, belgi e portoghesi, molti minorenni: ragazzi di 14, 15 e 16 anni accanto a giovani poco più che ventenni. In pochi minuti, il locale notturno Le Constellation si è trasformato in una trappola mortale.

Intanto prosegue il trasferimento dei feriti in Italia. Undici ragazzi sono già ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, sette dei quali in condizioni gravi. Altri tre restano in Svizzera, monitorati da team sanitari italiani ed elvetici: il rientro sarà valutato solo quando il trasporto sarà sicuro.

Le indagini: dai gestori ai controlli

Sul piano giudiziario, i titolari del locale, Jacques e Jessica Moretti, sono indagati per omicidio colposo, lesioni e incendio colposo. Non sono stati arrestati: secondo la Procura del Canton Vallese non sussistono i presupposti per la custodia cautelare. Una scelta che ha suscitato polemiche e amarezza in Italia. «Da noi sarebbero stati arrestati», ha commentato Cornado, sottolineando però le differenze tra i sistemi giudiziari.

Ma le indagini guardano oltre i gestori del locale. Sotto la lente finiscono anche i controlli: chi ha certificato la sicurezza del locale? Chi ha autorizzato materiali rivelatisi altamente infiammabili? In Svizzera le norme antincendio sono federali, ma i controlli sono demandati ai Comuni. Ed è proprio il fascicolo del Comune di Crans-Montana — con ispezioni, autorizzazioni e lavori effettuati — a essere ora analizzato nel dettaglio.

L’innesco e il materiale infiammabile

Un punto fermo, intanto, c’è. L’incendio è partito dalle cosiddette “fontane di scintille”, dispositivi pirotecnici infilati nelle bottiglie di champagne. Scintille e fiamme hanno incendiato il rivestimento fonoassorbente del soffitto, materiale sintetico non ignifugo. «Le autorità locali sapevano che era infiammabile», ha dichiarato l’ambasciatore italiano. «La prova è che ha preso fuoco».

Il locale era interrato, affollato oltre misura, con uscite di sicurezza — se presenti — mal segnalate. «In mezzo a quel disastro i ragazzi non le hanno neppure viste», ha aggiunto Cornado.

Una tragedia che interroga tutti

Il Codacons ha annunciato un esposto alla Procura di Milano, chiedendo di valutare l’ipotesi di strage. Non solo omicidio colposo, ma responsabilità più gravi, legate a omissioni, negligenze e a un rischio che sarebbe stato prevedibile. Un monito che va oltre i confini svizzeri e riguarda anche l’Italia: capienze, autorizzazioni, piani di emergenza, controlli reali e non solo sulla carta.

Mentre i feretri tornano a casa e le famiglie si preparano all’ultimo saluto, resta una domanda che pesa più di tutte: quante di queste vite si sarebbero potute salvare con un po’ di prevenzione e buon senso? È su questa risposta che si misureranno la giustizia e la credibilità delle istituzioni. E su questa risposta, oggi, si ferma il respiro di un’intera generazione.