di Silver Mele
Il tennis ATP è diventato una macchina che premia pochissimi e stritola tutti gli altri: stessa fatica, stesso stress, ma conti in banca opposti. Il confronto tra l’élite e le retrovie è impietoso. E forse non più sostenibile.
Nel tennis moderno il tempo non scorre uguale per tutti.
Per alcuni è oro puro. Per altri è un costo da coprire.
Gli statistici hanno messo nero su bianco una verità che nel circuito tutti conoscono ma pochi dicono ad alta voce: quanto vale un’ora di tennis nel 2025. Il risultato è una frattura netta, brutale, quasi indecente.
In alto: il tempo che diventa lusso
Jannik Sinner ha passato 125 ore in campo e ne ha ricavate oltre 16 milioni di euro: 130.035 euro l’ora.
Un’ora = una supercar.
Un set = una casa.
Una stagione “a metà” (tra squalifica e rientro) = un patrimonio.
Subito dietro Carlos Alcaraz, oltre 100mila euro l’ora.
Poi Djokovic, a quasi 40mila.
Questa è l’élite.
Un tennis iper-professionale, iper-mediatico, iper-remunerato. Qui lo stress esiste, eccome, ma è lo stress del privilegio: finale Slam, riflettori, aspettative globali. Pressione altissima, sì. Ma con un paracadute d’oro.
In mezzo: chi regge l’urto
Gente come Lorenzo Musetti, che entra nella Top 10 dei guadagni orari con quasi 29mila euro l’ora.
Ma attenzione: per arrivarci ha dovuto giocare di più, viaggiare di più, rischiare di più. Qui non sei ancora intoccabile. Qui basta una stagione storta per scivolare giù.
È la zona dove il talento paga, ma non protegge.
In basso: il tennis che nessuno vuole vedere
E poi ci sono loro.
I giocatori dalla 100ª posizione in giù. Il tennis invisibile.
Qui:
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si viaggia in economy
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si dorme in hotel di terza fascia
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si gioca davanti a 30 persone
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si paga tutto di tasca propria
Allenatore: sì, ma spesso part-time.
Fisioterapista: solo se puoi permettertelo.
Preparatore: un lusso.
Il paradosso è feroce: lavorano come i top, si allenano quanto i top, vivono lo stesso stress fisico e mentale.
Ma non guadagnano.
Molti incassano meno di 50mila euro lordi l’anno.
Tolte le spese, restano briciole. In certi casi, un buco.
Sì, nel tennis ATP c’è chi chiude la stagione in perdita.
Due tennisti, due mondi
Mettiamoli uno accanto all’altro:
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Sinner: 130mila euro l’ora
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Un tennista fuori dalla Top 200: può giocare un’intera settimana di torneo per 800 euro, se perde al primo turno
Stesso sport.
Stessa rete.
Stessa pallina.
Ma due economie che non si toccano mai.
Meritocrazia o selezione naturale?
Il tennis ama raccontarsi come lo sport più meritocratico del mondo.
Ma quando il divario diventa questo, la domanda cambia:
è ancora meritocrazia o è selezione economica?
Perché chi non ha alle spalle una famiglia solida, sponsor o federazioni forti, semplicemente non resiste. Non perché non sia bravo. Ma perché finisce i soldi prima del talento.
Lo stress vero
Ai piani alti lo stress è vincere o perdere.
Alle retrovie lo stress è pagare il prossimo torneo.
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perdere = niente premi
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perdere = restare fermo
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fermarsi = sparire
È un sistema che non concede margine, non prevede cuscinetti, non perdona.
L’oro pesa, ma la precarietà uccide i sogni
I top player pagano con la pressione.
Le retrovie pagano con la sopravvivenza.
E forse il vero scandalo non è quanto guadagni Sinner in un’ora.
Ma quanti potenziali Sinner non arrivano mai a giocarsi una chance.
Perché nel tennis di oggi il tempo vale tantissimo.
Ma solo se sei già in alto.
Per tutti gli altri, il tempo non è denaro.
È una scommessa. Spesso persa.












