La crisi venezuelana irrompe nel dibattito politico italiano e mette a nudo divisioni profonde, non solo tra maggioranza e opposizione ma anche all’interno degli stessi schieramenti. Mentre il governo per ora mantiene un profilo prudente, le prese di posizione dei leader politici si moltiplicano, oscillando tra la condanna netta dell’intervento americano, il sostegno al rovesciamento di Nicolás Maduro e il timore di una pericolosa deriva nel diritto internazionale.
Schlein convoca la segreteria Pd, Conte attacca gli Usa
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein, dopo aver espresso al ministro degli Esteri Antonio Tajani la propria “preoccupazione rispetto a quello che sta accadendo”, ha convocato una segreteria urgente. Una mossa che segnala il disagio del Pd di fronte a uno scenario internazionale che rischia di spaccare anche il fronte progressista.
Molto più netto il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che in un lungo post parla senza mezzi termini di “aggressione americana al Venezuela senza alcuna base giuridica”. Per l’ex premier si tratta di “una palese violazione del diritto internazionale” che certifica “il predominio del più forte”. Conte chiede al governo Meloni di condannare l’attacco e di tutelare i connazionali, avvertendo che «se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici, nessuno potrà più sentirsi al sicuro».
Avs: “Trump come un pirata globale”
Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra. In un comunicato congiunto definiscono l’operazione Usa “gravissima e inaccettabile”, respingendo le motivazioni legate al narcotraffico. Il paragone è duro: “Gli Stati Uniti attaccheranno la Cina per il fentanyl o l’Olanda per l’ecstasy? Trump si comporta come un pirata globale”, accusano, denunciando il rischio di uno scivolamento verso “uno stato di guerra permanente”.
I riformisti divisi: tra entusiasmo e forti riserve
Nel campo riformista le posizioni sono tutt’altro che compatte. Carlo Calenda (Azione) giudica “una buona notizia” la caduta di Maduro per il popolo venezuelano, pur ammettendo che “il modo in cui è avvenuta desta molta preoccupazione”. L’auspicio è una rapida stabilizzazione con il coinvolgimento dell’opposizione democratica.
Più critico Benedetto Della Vedova (+Europa): “L’allontanamento di un dittatore è sacrosanto, ma non può essere perseguito con qualsiasi mezzo”. L’uso della forza al di fuori di un mandato multilaterale, avverte, rischia di imporre “la legge del più forte”.
Di segno opposto l’intervento di Luigi Marattin, segretario del Partito liberaldemocratico, che applaude l’azione americana: “I popoli hanno diritto ad autodeterminarsi. Se scelgono libertà e democrazia, vanno aiutati”.
Il Pd tra diritto internazionale e realpolitik
Dentro il Pd il confronto è acceso. L’ex ministro Andrea Orlando mette in guardia: “Accettare questo intervento significa legittimare tutte le violazioni del diritto internazionale, passate e future. È il concetto stesso di sovranità che crolla”.
Sulla stessa lunghezza d’onda la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, che su X scrive: “Il regime di Maduro deve cessare di esistere, ma ogni bomba americana che cade sul Venezuela ne prolunga la vita simbolicamente”. E lancia un monito geopolitico: “Trump, Putin e Xi si stanno spartendo il mondo in sfere di influenza”.












