Via libera del Senato alla riforma della caccia: più aree consentite e meno tutele per il lupo

Primo sì di Palazzo Madama al disegno di legge che modifica la normativa sulla caccia. Il provvedimento amplia i territori accessibili ai cacciatori, estende le specie cacciabili e ridefinisce il ruolo dell’attività venatoria nella gestione degli ecosistemi. Protestano opposizioni e associazioni ambientaliste

Il Senato approva il primo via libera

Con 80 voti favorevoli e 56 contrari, il Senato ha approvato il disegno di legge che riforma la normativa sulla caccia, aprendo una delle discussioni più accese degli ultimi mesi sul rapporto tra tutela ambientale e gestione della fauna selvatica.

Il testo passa ora all’esame della Camera dei Deputati per il completamento dell’iter parlamentare.

Cosa cambia con la riforma

Tra le principali novità previste dal provvedimento vi è l’ampliamento delle aree nelle quali sarà possibile esercitare l’attività venatoria. Le nuove disposizioni estendono infatti la possibilità di cacciare anche in alcune aree demaniali, nei boschi pubblici e in ulteriori zone finora soggette a maggiori limitazioni.

La riforma interviene inoltre sull’elenco delle specie cacciabili, ampliando il numero degli animali che potranno essere oggetto di attività venatoria secondo le modalità stabilite dalla normativa.

I cacciatori come “bioregolatori”

Uno degli aspetti centrali del disegno di legge riguarda la definizione del ruolo dei cacciatori all’interno della gestione del territorio.

Nelle intenzioni del Governo, la caccia viene riconosciuta come attività funzionale alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, attribuendo ai cacciatori una funzione di “bioregolatori” delle popolazioni animali presenti sul territorio.

L’obiettivo dichiarato è quello di contribuire al controllo numerico di alcune specie e al mantenimento degli equilibri ecologici.

Meno protezione per il lupo

Tra i punti più discussi della riforma figura la modifica dello status del lupo.

Il provvedimento prevede infatti che il predatore non sia più considerato una specie particolarmente protetta come avviene attualmente, aprendo un nuovo dibattito sulla gestione della fauna selvatica e sulla convivenza tra attività umane e grandi carnivori.

La questione è destinata a suscitare confronti anche nelle prossime fasi dell’iter legislativo.

Le critiche di opposizioni e ambientalisti

Durissima la reazione delle opposizioni parlamentari e delle principali associazioni ambientaliste, che hanno ribattezzato il provvedimento “legge sparatutto”.

Secondo i critici, la riforma rischierebbe di indebolire le tutele previste per la biodiversità e sarebbe in contrasto con i principi di salvaguardia ambientale introdotti nell’articolo 9 della Costituzione.

Nei giorni scorsi un gruppo trasversale di parlamentari ha inoltre rivolto un appello alla presidente del Consiglio richiamando l’attenzione sull’importanza della tutela del creato e della biodiversità.

Ora la parola alla Camera

Dopo il via libera del Senato, il disegno di legge dovrà affrontare il passaggio alla Camera dei Deputati, dove il confronto politico si preannuncia altrettanto acceso.

Il voto definitivo determinerà il futuro di una riforma destinata a incidere profondamente sulle politiche di gestione della fauna selvatica e sulle regole che disciplinano l’attività venatoria in Italia.