di Silver Mele
La tragedia del 2001 spezzò una carriera e sconvolse San Prisco. Ma la boxe, in casa Perugino, non si è mai fermata. Oggi il figlio Giuseppe raccoglie quell’eredità, trasformando il dolore in futuro
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Non basta una data a raccontare un’assenza. Venticinque anni possono sembrare un’eternità, eppure a San Prisco il nome di Prisco Perugino continua a essere pronunciato al presente.
Non è soltanto il ricordo di un campione italiano dei superpiuma scomparso troppo presto. È qualcosa di più profondo. È il simbolo di una famiglia che ha intrecciato il proprio destino con quello della boxe, di una palestra diventata casa, di una comunità che ancora oggi riconosce in quel cognome un patrimonio collettivo.
Il 2001 portò via un ragazzo di ventotto anni, nel pieno della sua vita e della sua maturità sportiva. Un treno interruppe il suo cammino. Ma non riuscì a infrangere ciò che aveva costruito.
Perché alcune esistenze continuano a produrre effetti anche quando sembrano essersi fermate.
I Perugino, una famiglia che ha fatto della boxe una tradizione
Prima ancora dei titoli, ci sono le radici.
Alla Tifata Boxe, palestra fondata e guidata da Giuseppe Perugino, la boxe non è mai stata soltanto tecnica o agonismo. È stata educazione, disciplina, appartenenza. Tra quelle corde sono cresciute intere generazioni di pugili, ma soprattutto sono cresciuti i suoi figli.
Prisco vinse cinque campionati italiani, imponendosi come uno dei migliori interpreti della categoria superpiuma della sua epoca. Antonio arrivò fino ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996, conquistò il Mondiale WBU dei pesi medi e scrisse una pagina importante del professionismo italiano con cinque titoli tricolori, quattro consecutivi. Anche Claudio scelse la strada del professionismo.
Una famiglia che non ha semplicemente praticato la boxe. L’ha abitata.
L’eredità più difficile non è vincere: è continuare
Esiste un’eredità che non si misura con le cinture né con i trofei.
È quella che passa da un padre a un figlio senza bisogno di parole.
Quando Prisco morì, Giuseppe era troppo piccolo per comprendere fino in fondo ciò che aveva perso. Crescendo, però, ha imparato che il modo più autentico per tenere in vita un padre non è custodirne il ricordo, ma raccoglierne il testimone.
Lo ha fatto sul ring, conquistando due titoli italiani Assoluti e altri quattro tra le categorie Junior e Youth. Lo ha fatto senza inseguire paragoni, senza vivere schiacciato dal peso di un cognome che, nel pugilato campano, significa storia.
Poi ha scelto una strada ancora più impegnativa.
Oggi Giuseppe costruisce il futuro degli altri
Ci sono campioni che smettono di combattere quando lasciano il ring.
Giuseppe Perugino ha iniziato allora la sua battaglia più importante.
Oggi è allenatore delle Fiamme Oro Caserta e punto di riferimento della Nazionale italiana. Ogni giorno accompagna giovani pugili nel percorso che conduce verso l’alto livello, trasmettendo molto più di una guardia o di una combinazione.
Trasmette una cultura dello sport. Un’idea di sacrificio. Un modo di affrontare la vita.
È la stessa lezione che aveva respirato da bambino. La stessa che porta il cognome Perugino a essere ancora oggi sinonimo di boxe. E Giuseppe ha tutto il diritto di sognare un angolo olimpico, da guida dei ragazzi azzurri al prossimo, grande appuntamento dello sport mondiale.
La memoria che diventa futuro
Forse è questo il destino dei veri campioni.
Non essere ricordati per ciò che hanno vinto, ma per quello che continuano a generare.
Ogni ragazzo che entra nella Tifata Boxe, ogni atleta che cresce sotto lo sguardo di Giuseppe, ogni pugile che sogna un titolo porta inconsapevolmente con sé un frammento della storia di Prisco Perugino.
Perché le grandi eredità non chiedono di essere celebrate.
Chiedono soltanto di essere raccolte.
Ed è forse questa la vittoria più grande della famiglia Perugino: aver trasformato il dolore in continuità, l’assenza in responsabilità, il ricordo in futuro.
Venticinque anni dopo, Prisco non è soltanto un campione da commemorare.
È una storia che continua a salire sul ring, ogni giorno.












