di Silver Mele
Il 26 giugno a Calvi Risorta la quinta edizione del Premio Cales promosso da Free Cales. Un viaggio dentro l’identità di un’antica capitale ausone che non ha mai smesso di esistere, nemmeno quando è stata dimenticata. Un progetto che intreccia archeologia, coscienza civile e responsabilità collettiva
PREMIO CALES 2009: IL SERVIZIO DEL TG3
PREMIO CALES 2010: IL SERVIZIO DEL TG3
CALES NON È UN LUOGO. È UNA DOMANDA CHE NON SMETTE DI FARE MALE
Ritorna il Premio Cales.
E già questa frase, da sola, sembra contenere qualcosa che va oltre un evento: il tentativo ostinato di rimettere in circolo una memoria interrotta.
Il 26 giugno, nel cuore di Calvi Risorta, la quinta edizione del Premio riaccende un filo che non si è mai spezzato davvero, ma che per anni è stato lasciato affondare sotto la polvere dell’incuria, dell’indifferenza, e di una rimozione che ha il sapore delle cose scomode.
A riportarlo in superficie sono i ragazzi di Free Cales: giovani caleni che non hanno accettato l’idea che un’identità possa dissolversi solo perché nessuno la difende più.
LA NOSTRA STORIA NON È FINITA. È STATA SOLO DIMENTICATA
Qualche mese fa mi hanno chiesto cosa si potesse fare, concretamente, per restituire voce a una civiltà che fu grande e che oggi sopravvive più nei frammenti che nella coscienza collettiva.
Non era una domanda retorica.
Era una richiesta di senso.
E io, che da anni porto avanti questa battaglia in ogni sede possibile, istituzionale e non, ho risposto senza esitazioni: o la memoria diventa azione, oppure è destinata a diventare nostalgia sterile.
Perché nessuno verrà a salvarci la storia, se non siamo noi i primi a pretenderla.
CALES: LA GRANDEZZA RIMOSSA DI UNA CIVILTÀ
Cales è esistita.
E non come leggenda, ma come centro vivo, potente, orgoglioso.
Una città che sfidava equilibri, che dialogava con Roma senza inginocchiarsi alla storia. Una capitale Ausone che ancora oggi sopravvive nelle tracce della sua latinità, negli studi, nei frammenti, nelle parole dell’Abate Mattia Zona, che all’inizio dell’Ottocento ne restituì dignità e profondità.
Eppure, quella grandezza oggi appare come una verità rimossa.
Un nome che resiste più nei libri che nella vita.
LA FERITA APERTA: QUANDO LA STORIA VIENE VIOLATA
Ci sono ferite che non sanguinano più, ma continuano a esistere.
Come quella dell’area archeologica violata, dei saccheggi, dei tombaroli, delle complicità silenziose. E anche delle infrastrutture che hanno inciso il territorio come una lama, spezzando un vincolo sacro tra terra e memoria.
Perché la distruzione non è solo ciò che si vede.
È anche ciò che si accetta senza reagire.
E ogni volta che una comunità smette di difendere la propria storia, inizia lentamente a smettere di esistere.
LA “CALENITÀ” COME DESTINO E RESPONSABILITÀ
Ho sempre percepito la “calenità” non come un’etichetta geografica, ma come una forma di appartenenza radicale.
Una sorta di chiamata.
Una responsabilità che non si eredita per caso, ma che si è tenuti a onorare.
Mio padre Gigi Mele lo aveva capito prima di tutti.
Nel 1996 immaginò il Premio Cales come un atto semplice e rivoluzionario: mettere insieme chi si è distinto nei campi della cultura, dello sport, della legalità, e accanto a loro un figlio di questa terra capace di incarnarne il senso.
Non celebrazione.
Ma restituzione.
IL PREMIO CHE TORNA COME UN ATTO DI RESISTENZA CIVILE
Oggi quel progetto torna a vivere.
Dopo le prime due edizioni degli anni ’90 e le successive riprese del 2009 e 2010, il Premio Cales rinasce come quinta edizione grazie all’energia dei ragazzi di Free Cales.
Non è un revival.
È un tentativo di ricostruzione.
Di ricucitura tra ciò che siamo stati e ciò che abbiamo smesso di riconoscerci.
QUANDO UNA COMUNITÀ SMETTE DI CREDERE IN SE STESSA
C’è un momento preciso in cui una comunità inizia a perdersi: quando smette di credere che la propria storia sia ancora degna di essere raccontata.
E in quel vuoto si infilano l’indifferenza, la rassegnazione, il disincanto.
Ma esiste anche il movimento opposto.
Quello di chi decide di tornare a nominare le cose.
Di chi rifiuta l’idea che il passato sia un peso, invece che una spinta.
IL PREMIO CALES OGGI: UN’IDEA CHE TORNA A PRETENDERE FUTURO
Il Premio Cales torna con le sue cinque sezioni:
- Legalità e sociale
- Scuola
- Storia, cultura e letteratura
- Sport
- Arte, musica e spettacolo
- Archeologia e territorio
Ma più delle categorie, conta la direzione.
Rimettere al centro ciò che è stato marginalizzato.
Rendere di nuovo visibile ciò che era stato oscurato.
NON È UNA CELEBRAZIONE. È UNA SCELTA
Cales torna a esistere.
Non come ricordo.
Non come esercizio di nostalgia.
Ma come presenza che interroga.
E la domanda, alla fine, resta sempre la stessa: siamo ancora capaci di riconoscere la nostra origine come una forza?
Oppure siamo destinati a ricordarla soltanto quando è troppo tardi?
Il Premio Cales non prova a rispondere.
Pretende che qualcuno lo faccia.












