La relatrice Bongiorno propone di integrare nel testo parlamentare la necessità che la disponibilità ad avere rapporti sia esplicita e desumibile dal contesto. Il provvedimento in Aula il 10 febbraio.
La riforma del disegno di legge sulla violenza sessuale torna al centro del dibattito parlamentare con una novità destinata a segnare l’evoluzione del testo in discussione al Senato. Dopo l’approvazione unanime alla Camera dell’introduzione del principio del consenso — elemento fondamentale per configurare il reato — la relatrice del ddl, la senatrice Giulia Bongiorno, ha annunciato una modifica chiave: la definizione di “consenso riconoscibile”.
Il nuovo emendamento prevede che, oltre all’esistenza del consenso, esso debba essere esplicitato in modo chiaro e desumibile dal contesto in cui avviene il rapporto. In assenza di una disponibilità riconoscibile ad avere un rapporto sessuale, scatta automaticamente la configurazione del reato di violenza sessuale.
Secondo Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato, questa precisazione servirebbe a evitare possibili interpretazioni estensive o strumentalizzazioni della norma, ancorando il principio del consenso “a fatti concreti e verificabili”. Il testo, sottoposto oggi alla commissione, dovrà essere portato in Aula il 10 febbraio per l’esame e il voto definitivo.
La riforma, frutto di un accordo bipartisan che ha visto convergere maggioranza e opposizione, era stata approvata a larga maggioranza alla Camera lo scorso novembre, riscrivendo l’articolo 609-bis del codice penale per includere il consenso come elemento necessario a qualificare la violenza sessuale.
I critici della proposta sottolineano la difficoltà applicativa del concetto di “consenso riconoscibile”, tema che rischia di riaprire polemiche già emerse nella fase di approvazione della legge. Tuttavia, per i sostenitori della riforma, la novità rappresenta un ulteriore passo verso l’allineamento della normativa italiana agli standard internazionali, in particolare alla Convenzione di Istanbul, che considera il mancato consenso come il cuore della fattispecie di stupro.
La discussione in Aula sarà osservata con attenzione da istituzioni, associazioni per i diritti delle donne e giuristi, perché la definizione di consenso e la sua riconoscibilità restano tra i nodi più delicati del dibattito sulla violenza sessuale.











