Mercoledì 27 Ottobre 2021

Iervolino, la lunga giornata del sindaco più longevo

Napoli, 03 marzo 2011 – Lo Scilipoti napoletano si chiama Carmine Simeone. L’ago della bilancia, l’uomo che farà storia. Con una firma, per le statistiche, è stato il personaggio che ha consentito lo scioglimento anticipato del consiglio comunale di Napoli per la prima volta nella sua esistenza. Eletto, ironia della sorte, nelle fila del Partito democratico, Simeone è stato il trentunesimo a firmare le dimissioni da consigliere, affidandosi agli annali con parole laconiche e severe: “Mando a casa Rosetta e questa giunta che negli ultimi 3 anni non hanno fatto nulla”. Sono le 20 del 2 marzo 2011. Si scrive la storia contemporanea del Palazzo del Comune. A epilogo di una giornata iniziata con l’opposizione di centrodestra che, compatta, in Consiglio, annuncia la presentazione di una mozione di sfiducia al sindaco al quale chiede un “atto di
responsabilità”. Che si traduce in dimissioni. Ma Rosa Iervolino Russo gonfia il petto e replica: “Non mi dimetto”. Che la mozione di sfiducia è “un atto normalissimo, non mi rallegra – sbotta – ma neppure mi spaventa”. Ma il coltello è oramai nel manico del centrodestra, che ora ha i numeri, 31 consiglieri su 61, per mandare a casa la Iervolino a poco più di due mesi dalla scadenza naturale del suo secondo mandato.
Ma il sindaco più longevo nella storia di Palazzo San Giacomo continua a non mandarla a dire: “Fuggire sarebbe la via più comoda, ma io non sono una vigliacca”. Frattanto, la macchina è partita. Nel pomeriggio le dimissioni dei trentuno depositate dal notaio. Che li consegna al segretario generale del Comune. E in serata, le firme sono già nelle mani del prefetto Andrea De Martino. Tra oggi e domani il decreto di scioglimento e la nomina di un commissario che, trattandosi di una città capoluogo, sarà un prefetto scelto dopo un vertice
sull’asse Quirinale Ministero degli Interni. E fine, dopo dieci anni esatti,
dell’era Iervolino, ultima coda di quella bassoliniana. Fine del lavoro di una giunta che neppure ha avuto il tempo e la forza di approvare il Bilancio di previsione. Una bella tegola per il primo cittadino che verrà, alle prese con le sorti di una metropoli sprofondata all’ultimo posto nelle classifiche di vivibilità.

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