Domenica 25 Luglio 2021

Scorie Eternit nella discarica di Pianura

Napoli, 1 marzo 2011 – Emerge un particolare choc dal maxi-processo alla multinazionale Eternit in svolgimento a Torino. Secondo le rivelazioni di Roberto Petacco, ex direttore della filiale di Bagnoli, alcuni scarti della lavorazione del minerale venivano portati alla discarica di Pianura senza i necessari controlli. A margine dell’ultima udienza (la quarantunesima) ai vertici della multinazionale dell’amianto, emergerebbe dunque la responsabilità anche dell’Eternit nell’incidenza dei tumori nella zona di Contrada Pisani, ovvero il sito ormai chiuso dopo le proteste e gli scontri del 2007. “Non erano necessarie autorizzazioni particolari per portare quegli scarti a Pianura” – ha detto Petacco, anche se dal canto suo ha sottolineato quanto fosse solo una piccola parte di rifiuti pericolosi quella che veniva trasferita in discarica. L’ex direttore, infatti, ha detto che a Bagnoli «enormi aspiratori» permettevano di raccogliere le polveri in modo che potessero essere riciclate, «mentre in altri stabilimenti venivano disperse nell’atmosfera». Mentre la maggior parte degli scarti veniva macinato e trasformato in materia prima, le eccedenze («saltuariamente», ha precisato Petacco) venivano «conferite a una ditta napoletana che si occupava di portarle nella discarica». Ma non solo. Gli operai della Eternit di Bagnoli che negli anni Settanta si ammalarono di asbestosi vennero sostituiti con «figli e nipoti». E questo è un altro dei particolari rivelati dall’ex direttore dello stabilimento. Petacco entrò in carica nel 1979. «Negli anni precedenti – ha ricordato – si erano verificati molti casi. Per gli ammalati si procedette al prepensionamento e alla sostituzione».
E sui problemi provocati dall’amianto, a Napoli venne celebrato un processo a carico di alcuni dirigenti. Petacco, nel 1983, venne condannato a due mesi di reclusione ma in appello venne scagionato, visto che a lui non si potevano attribuire le responsabilità di quanto avvenuto negli anni Settanta.

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