Martedì 20 Aprile 2021

“Meglio morto che pentito”

“Meglio morto che pentito”. Il messaggio fa rabbrividire, ed è stampato a caratteri cubitali su una t-shirt sistemata in bella mostra nella vetrina di un negozio di Castellammare. La maglia della vergogna campeggia in piazza Spartaco, nella città del clan D’Alessandro, che solo sabato scorso ha minacciato il quotidiano Metropolis. La testata aveva osato pubblicare la notizia delle nozze in carcere del boss Salvatore Belviso, definendolo “pentito” nel titolo di prima pagina.

Belviso è cugino dei figli del boss storico della città stabiese, Michele D’Alessandro, imputato dell’omicidio del consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino. Immediata è arrivata quindi in redazione l’intimidazione del clan, che ha anche imposto agli edicolanti di non vendere il giornale. Ora la vetrina di piazza Spartaco esibisce senza paura la maglia della vergogna con la scritta “Meglio morto che pentito”. Bastano 10 euro per averla. La notizia è stata pubblicata sullo stesso sito di Metropolis.

Gli affiliati ai clan sanno che quella scritta è il primo comandamento da seguire per chi vuole entrare nel sistema, l’ultima minaccia da subire per chi cerca di uscirne. Ma dopo “l’affare Metropolis” la frase esibita dal manichino suona come un avvertimento. Scatta subito quindi la polemica. Grida allo scandalo il presidente dei Verdi Francesco Borrelli, che vede nel gesto l’ennesima sfida lanciata dalla camorra allo Stato. Sul caso interviene anche il sito “Napoli punto a capo”, che in un lungo articolo invita i cittadini a ribellarsi. Dal web parte la proposta di esporre una maglietta con su scritto “Siamo tutti pentiti. Pentiti di fare troppo poco contro la criminalità organizzata”.

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