Martedì 19 Ottobre 2021

Il “pizzo” sui rifiuti: 20mila euro al mese ai clan

Napoli, 21 novembre 2011- Si sarebbe addirittura pagato il pizzo per depositare rifiuti nelle campagne a metà strada tra Napoli e Caserta. Ventimila euro al mese a un capoclan di Acerra per garantire il deposito di ecoballe di altre ventimila euro al mese per dare il nulla osta alla raccolta dei rifiuti . Avrebbe funzionato così funziona  il sistema nel Napoletano e in una fetta della Campania, almeno a leggere gli ultimi esiti investigativi di un’inchiesta della Dda di Napoli.
Poche righe, una traccia sul taccuino degli investigatori, per il momento uno spunto investigativo nell’ultima inchiesta sull’emergenza rifiuti. C’è un pentito che sta raccontando come funzionano le cose quando si tratta di autorizzare stoccaggi o di favorire la semplice raccolta della spazzatura. Si chiama Pasquale Di Fiore, classe 1982, da ottobre scorso ha abbandonato piani stragisti contro la Dda di Napoli per cominciare a raccontare il giro di denaro legato ai rifiuti. Poche parole agli atti nell’ambito dell’inchiesta condotta dai pm Enzo D’Onofrio (finito al centro di un progetto di attentato a colpi di bazooka) e Francesco Valentini, possibile ricostruire lo scenario d’insieme: sui rifiuti, sulle grandi commesse messe in moto da siti di trasferenza, piazzolle di ecoballe, stoccaggi e raccolta, sembra che non ci siano rancori che tengano. I soldi arrivano ai clan delle rispettive zone di competenza. Niente spargimenti di sangue, niente allarme sociale, ma moneta corrente assicurata alla famiglia o allo schieramento che ha la gestione del territorio. Di questa storia di rifiuti convertiti in denaro, il pentito Pasquale Di Fiore parla nell’interrogatorio in cui illustra il piano per colpire a morte il pm D’Onofrio («per il suo accanimento investigativo finalizzato alla distruzione di massa dei camorristi acerrani») e un maresciallo della compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna.

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