Martedì 20 Aprile 2021

Crack Bpm, Cacciapuoti chiede 3 anni e 10 mesi

Napoli, 16 novembre 2011 – Ammette le sue colpe, ma lo aveva già fatto quando, in manette, lo hanno condotto dalla sua latitanza d’oro di Santo Domingo al carcere di Poggioreale. Ora lo fa chiedendo di patteggiare su tutti i reati che gli vengono contestati. Raffaele Cacciapuoti, il promoter della mai nata banca popolare del Meridione, artefice di un buco accertato di almeno otto milioni di euro, chiede una condanna a tre anni e dieci mesi. Ma non ci sta a fare il capro espiatorio. E pretende che sia accertato il coinvolgimento di altri personaggi che con lui sarebbero stati nella cabina di regia della maxi-truffa. Per questo, annuncia di costituirsi parte civile (come sedicente parte offesa) nel corso di un procedimento che vede implicati ex soci di affari, ma pure alcuni presunti usurai del quartiere Chiaia. Una mossa a sorpresa, quella di Cacciapuoti. Una strategia, molto probabilmente studiata a tavolino con i suoi difensori,  per mettere presto un punto ad un processo che si annuncia comunque complesso, che punta a scavare nella gestione di un comitato d’affari che ha movimentato i risparmi di 842 sottoscrittori. Gente che sarebbe stata truffata, oltre che da Cacciapuoti, da un pool di un’altra dozzina di indagati nello stesso procediumento, tra professionisti, manager e soggetti ritenuti dediti all’usura. Dodici gli avvisi di conclusione dell’indagine notificati, tra gli altri, agli ex soci di Cacciapuoti, Giacomo Pellegrino e Livio Pellegrino, e all’ex presidente onorario della banca Vincenzo Ioime. Su Cacciapuoti pendono le accuse di appropriazione indebita, ricettazione di titoli di credito e di marche da bollo, e diversi capitoli di falso (anche in riferimento alla clonazione della laurea alla Federico II in economia e commercio e di un master mai conseguito negli Stati Uniti).

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