Mercoledì 27 Ottobre 2021

Melito, indagini a tappeto dopo il blitz

Una piccola città eretta dalla camorra con fiumi di soldi provenienti dallo spaccio di droga a Scampia. E’ il parco Primavera di Melito, sottratto ieri al clan Di Lauro dalla Guardia di Finanza con un maxisequestro.  Un’area che vale dieci milioni con i suoi 50 mila metri quadri disseminati  di quasi 600 immobili tra appartamenti, box e negozi. L’operazione delle fiamme gialle guidata dal colonnello Luigi Migliozzi, parte dalle carte per passare ai confronti aerei. Il parco primavera sarebbe nato grazie alla modifica di dati catastali e a concessioni edilizie truffa. Al centro delle indagini ci sono ora quattro società immobiliari e 29 persone. Sarebbe stata fondamentale la complicità di un notaio, Pasquale Cante per rogitare decine di atti fuorilegge. Ma gli indagati sono soprattutto politici e amministratori, a cominciare dall’ex sindaco Antonio Amente e da Alfredo Cicala, ex primo cittadino già condannato a 5 anni per associazione mafiosa in quanto affiliato a pieno titolo ai Di Lauro.

Il progetto edilizio del clan comincia nel 2001, tre anni prima della faida di Scampia. Ma i terreni di Melito che sono a destinazione commerciale devono diventare residenziali. A questo punto sarebbe entrato in gioco il notaio compiacente  per realizzare la cittadella voluta da camorra e amministrazione. Nel decreto di sequestro è molto lungo l’elenco degli atti di convenzione, frazionamento, cessione e compravendita rogati dal notaio Cante. Atti illegittimi che non tengono conto del piano regolatore, delibere in alcuni casi approvate dalla giunta quando invece erano di competenza del consiglio comunale. Così gli  immobili che sembravano avere le carte in regola sono stati acquistati da normali cittadini, case finite da ieri nelle mani dell’antimafia, e affidate ad amministratori giudiziari e agli stessi residenti.

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