Giovedì 21 Ottobre 2021

Papa, saluti e baci dalla casa di papà

Napoli, 1 novembre 2011 – La barba è incolta. E questo ci sta. A tradirlo sono gli occhi. Spenti, stanchi, eppure sereni. Nel complesso, l’espressione è l’antitesi di quella manifestata dai banchi del parlamento. Quella lì era sicura, glaciale, al limite della spocchia. Eccolo, anzi rieccolo Alfonso Papa, nuovo di barba non fatta, fresco di 100 giorni di galera. Eccolo mentre fa capolino per qualche secondo dalle finestre del balcone della casa paterna, in via Cilea. A casa sua non può tornare, lì, nell’elegante dimora del quartiere Chiaia, c’è la moglie, coindagata nello stesso procedimento. Ma lo va a trovare la consorte, Tiziana Rodà. Che liquida la visita con un “sono passata per un saluto”. Guarda i cronisti. Accenna un sorriso da buonuomo. Nell’immagine, non ha ancora svestito il completo blu con il quale ha valicato l’uscio del carcere di Poggioreale. Alza le dita in segno di trionfo. Sa di aver vinto una battaglia. Non è più in cella, ma a casa. Casa di papà. Ed è già qualcosa dopo tre mesi e passa di patrie galere. Sorride, ma gli occhi restano spenti. Il parlamentare PdL resta inseguito da accuse di concussione, corruzione ed estorsione. Chi indaga lo ritiene massone in organico alla loggia P4. Ma lui guarda avanti. E vede una libertà definitiva. Soprattutto dopo che il gip di Roma ha fatto cadere l’ultimo ostacolo che lo teneva in galera. Un ulteriore episodio di concussione.

Papa ora è lì, nella casa di papà al Vomero, e non teme i cronisti. Anzi li saluta, quasi li ringrazia. Mentre li ha evitati del tutto l’altro presunto appartenente alla P4, Luigi Bisignani. Che dopo aver ottenuto la libertà totale, per aver chiesto di patteggiare su ogni reato contestatogli, per sfuggire agli obiettivi ha lasciato la dimora romana in un furgone per il trasporto cavalli.

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