Sabato 25 Settembre 2021

Camorra, assolto l’ex ministro socialista Carmelo Conte

Napoli, 1 dicembre 2011- “Un processo costruito in vitro, basato sul ‘sentito dire'”. Così Carmelo Conte, ex ministro socialista alle Aree urbane dal ’91 al ’93, assolto, anche in secondo grado, con formula piena perché il fatto non sussiste, dall’accusa di aver intrattenuto rapporti con la camorra. “L’Italia è un Paese nel quale si può finire sotto processo per ‘sentito dire’ – afferma – e nel quale 20 anni dopo si viene assolti. Non potevo fare altro che aspettare”. La vicenda risale all’inizio degli anni Novanta quando Conte fu accusato di avere rapporti con la camorra della Piana del Sele. Già in primo grado, le accuse mosse nei suoi confronti, rileva, non ressero sul fronte delle collusioni con la camorra. I giudici, a fronte di una richiesta di assoluzione con la formula dell’insufficienza di prove, assolsero, con formula piena l’ex ministro. Poi la sentenza di secondo grado che ha confermato: assoluzione piena perché, appunto il fatto non sussiste. “Mi hanno bloccato quando ero all’apice della mia carriera politica – dice – Con me hanno compresso una intera generazione politica. Tutti quelli che credevano in me e mi sono rimasti accanto, si sono sentiti, per questi lunghi 20 anni, sotto processo. Ero considerato inattaccabile e anche io credevo di esserlo perché ho sempre combattuto contro la camorra”. Nessuno, racconta Conte, “credeva che io potessi avere rapporti con la camorra”. Anzi, tiene a precisare che nel corso dei processi, “é stato dimostrato che io ho portato avanti battaglie contro la criminalità organizzata. Nell’81, con Francesco De Martino, presentammo la proposta per istituire una commissione che si occupasse del fenomeno della camorra in Campania”. “In questo processo io sono la parte lesa – precisa – sono stato prigioniero sulla base di un sentito dire, una notizia falsa. Voci anche contrastanti. Un teste, in aula, durante una delle udienze, ha fatto dire al suo avvocato che le dichiarazioni che aveva reso su di me non erano vere”. Non è questo, prosegue nel suo racconto, l’unico episodio legato a questi ‘sentito dire’. “La moglie di un pentito ha testimoniato che il marito avrebbe ottenuto benefici se mi avesse accusato – aggiunge – La stessa persona ha poi detto di non conoscermi nemmeno”. Ecco perché, piuttosto che parlare di “accuse” che gli sono state rivolte, Conte preferisce parlare di “sentito dire”. “Non mi è mai stato attribuito nulla – conclude – si voleva soltanto colpire la mia attività politica”.

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