Mercoledì 20 Ottobre 2021

Cosentino e la compravendita di voti del clan

Napoli, 7 dicembre 2011 – Schede che ballano, che entrano ed escono dai seggi elettorali già compilate. E uomini di potere che danzano tra Napoli e Roma per pretendere e ottenere maxifinanziamenti milionari, con fine di innescare una compravendita elettorale. Due fronti d’indagine che hanno fatto scaturire, ieri, la più imponente inchiesta su quella che gli uomini della Procura di Napoli amano definire “la borghesia mafiosa”. Da un lato la raccolta di voti in tutti gli ambienti in cambio di promesse di lavoro, dall’altro la grande quantità di schede precompilate e finite nelle urne. A dirigere l’orchestra, una macchina mafiosa che coinvolge gli uffici comunali. E che ruota attorno all’uomo che nell’ordinanza emessa ieri viene definito “il referente politico nazionale del clan dei Casalesi”: l’ex sottosegretario all’economia e leader campano del PdL Nicola Cosentino, su cui pende una richiesta d’arresto bis (dopo quella del 2009) alla giunta per le autorizzazioni della Camera. Il parlamentare, in compagnia del presidente della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, indagato a piede libero, avrebbe presentato false fidejussioni per sbloccare un finanziamento di 5 milioni e mezzo per l’edificazione, mai realizzata, del centro commerciale “Il Principe”, dove sarebbero state operate assunzioni a raffica di chiunque avesse garantito un mini pacchetto di voti per gli uomini dei Casalesi. E avrebbe imposto al direttore dell’ufficio tecnico comunale di Casal di Principe di dare il via libera alla edificazione in suoli coperti e tutelati da vincoli paesaggistici.

Ma non solo. Narra un pentito che Antonio Corvino (ex candidato sindaco) comprava le donne regalando loro i tagliandi della mensa per i bambini della scuola dell’obbligo. E offriva posti di lavoro, in particolare a donne, presso le mense scolastiche. E poi, uffici comunali usati come alcova di Corvino. Totale controllo di uomini, donne e cosa pubblica.

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