Sabato 25 Settembre 2021

Don Michele, l’ascesa del “re del cemento”

Casal di Principe, 7 dicembre 2011 –  Capastorta, alias che non necessita di traduzione, tirava a campare colando cemento, di tipo selvaggio, nel perimetro di Casale e dintorni. Così che Michele Zagaria, capastorta per gli affiliati, è divenuto il “re del cemento” per gli inquirenti. Soprattutto quando, con le aziende di famiglia, ha sposato la causa dei Casalesi. E’ alla fine degli anni ’70 quando viene costituito un consorzio del cemento ad opera di Antonio Bardellino. Vennero radunate le imprese edilizie che dovevano acquistare necessariamente da lui il cemento, a un prezzo maggiorato, facilitando il lavoro dei membri del clan, che così non dovevano spostarsi di cantiere in cantiere per far pagare il pizzo agli imprenditori del settore. Ancora oggi i casalesi dominano il mondo dell’edilizia, e le loro aziende fatturano oltre 30 miliardi l’anno, guadagnando appalti pubblici, non solo in Campania, ma pure nel Lazio e in Emilia. Qui dove Pasquale Zagaria, soprannominato ‘Bin Laden’ e fratello di Michele, sposa la figlia di un noto imprenditore emiliano. E’ da semplice affiliato di Bardellino, all’epoca carrozziere, che Michele Zagaria diede vita alla sua scalata. Già nella prima sentenza del maxiprocesso Spartacus era stato indicato come uno dei “visitatori” dei cantieri della zona, dove le ditte del clan venivano sponsorizzate. Da qui una carriera costellata di reati, dagli omicidi, come mandante ed esecutore, al controllo degli appalti pubblici. Su tutti, l’assassinio di Don Giuseppe Diana (assassinato il 19 marzo 1994 a Casal di Principe), ammazzato per aver urlato aspre critiche contro la camorra, appellandosi alla comunità affinché si ribellasse allo strapotere dei clan. Boss sui generis, che ha fatto dell’omertà la sua regola di vita. Non si è mai sposato, ma avrebbe una figlia di cui non si hanno tracce. Si narra che i suoi affiliati li incontrava in chiesa, dove organizzava summit tra i banchi di preghiera. Non ha mai tollerato la droga né chi ne faceva uso, eppure la cocaina una volta ha voluto provarla. Lo stile di un mafioso, di quelli statunitensi vecchio stampo, don Michele amava gli animali esotici e per un po’ ha posseduto una tigre, che teneva al guinzaglio e ostentava e carezzava al cospetto di ospiti nel salone di casa.

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