Domenica 24 Ottobre 2021

Benservito a Rossi, il giallo del Consorzio 5

Napoli, 3 gennaio 2012 – Il giorno dopo l’annuncio del benservito a quello che fino a due giorni fa era il presidente di Asìa, Raphael Rossi, restano le domande su cosa ci sia alla base del divorzio, apparentemente e ostentatamente consensuale, tra l’ex dirigente della municipalizzata del Comune di Napoli, che gestisce il ciclo di smaltimenti dei rifiuti del capoluogo partenopeo, e il sindaco De Magistris. Separazione annunciata, tra l’altro, nel corso della prima conferenza stampa dell’anno a Palazzo San Giacomo con due discorsi, quello introduttivo del sindaco e quello a seguire del manager torinese, condito da un “Mi dispiace di non poter mantenere le promesse fatte a dirigenti e cittadini per il2012”di Rossi che ha lasciato trapelare tutta la sua sorpresa in merito alla revoca del mandato in Asìa. Ma, dopotutto, “a Palazzo San Giacomo non esistono poltrone stabili, eccetto quella di sindaco” come ha dichiarato lo stesso De Magistris. Passando al setaccio i sei mesi di mandato Rossi, un’ombra la si trova. Ed è quel Consorzio Napoli 5, passato alle cronache come consorzio fantasma, che riunisce quei circa 300 dipendenti che dovevano essere impiegati  nella raccolta dei rifiuti, in particolare nel settore della differenziata. Di questi 23 sono stati effettivamente utilizzati nella prima grande emergenza spazzatura del 2008 accanto all’esercito ma stipendiati fino a cinque mesi fa pur se non più impiegati. Questi attendono ora di essere assunti dal Comune, come lo stesso ente ha messo nero su bianco in una delibera ad hoc. Potrebbe essere questo uno dei punti di rottura del matrimonio tra De Magistris e Rossi. Quest’ultimo, infatti, interpretando alla lettera il mandato di sindaco e vice in merito a sprechi e inefficienze, ha ritenuto superflua la spesa di 700 mila euro per gli stipendi di 23 persone che dovrebbero essere impiegate in una fase intermedia del trasporto dei rifiuti dagli stir alle navi provenienti dall’Olanda, tra l’altro annullato.

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