Sabato 10 Aprile 2021

Rifiuti fuori Regione: l’ok del Governo

Napoli, 13/01/2012 – Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto per agevolare il trasferimento dei rifiuti fuori dalla Campania. Un provvedimento che ha tenuto banco negli scorsi mesi nella diatriba tra Regioni, Tar e Consiglio di Stato in un balletto di scaricabarile contro i rifiuti campani, tanto da esortare le massime autorità a dare una mano alla Campania. Il via libera rende così possibile il trasporto dei rifiuti umidi lavorati dagli Stir, ovvero gli impianti di trito vagliatura, verso gli impianti delle altre regioni. Alla base dei trasferimenti l’accordo tra gestori degli impianti a prescindere dalle amministrazioni locali. Secondo le prime indiscrezioni il trasporto dovrebbe essere autorizzato sino al 31 dicembre 2012 e potrebbe rispondere, questo probabilmente l’obiettivo del governo, alla messa in mora dell’Italia da parte di Bruxell: domenica a mezzanotte scadrà infatti l’ultimatum europeo dopo il quale scatteranno le maxi sanzioni, per un ammontare di 516 mila euro al giorno.  In programma per il prossimo 25 di gennaio l’incontro tra il ministro all’ambiente Corrado Clini e il commissario europeo Janez Potocnik. Ma qual è la situazione allo stato attuale? In primis bisogna ragionare per le due tipologie di rifiuti che negli ultimi 17 anni hanno messo in ginocchio Napoli e la sua Provincia, ovvero la frazione umida e quella secca. Nel primo caso parliamo dei rifiuti oggetto del provvedimento e che rappresentano il vero tallone d’Achille della crisi, poiché la Campania non ha impianti adatti a smaltirla. Per questo tipo di scarto, al momento, stando ai dati fornitici dalla Sapna, la società responsabile del Gestione del ciclo integrato dei rifiuti per la provincia di Napoli, le regioni interessate sono la Puglia, che comunque già adesso assorbe una piccola quantità dei nostri rifiuti, la Toscana, l’Emilia Romagna, la Liguria e il Friuli Venezia Giulia, che potranno accogliere quantità di pattume in ragione della capacità dei vari impianti. La frazione secca, invece, viene attualmente trasportata al termovalorizzatore di Acerra, che potrebbe anche smaltirla tutta se non fosse che fisiologicamente funziona a regime solo 5 o 6 mesi su 12: secondo tecnici esperti infatti, la sua struttura prevede che ogni tot di mesi a rotazione una delle tre linee vada in stand by per manutenzione. Da qui l’esigenza di strade alternative, tra questa l’inceneritore di Trieste e le famose navi per l’Olanda. E su quest’ultime tantissime sono state le polemiche soprattutto sulla partenza della prima nave con un carico pari a due terzi della capacità, ossia solo 1800 tonnellate rispetto alle 3000 di capienza. Per gli addetti ai lavori il problema è stato di natura meramente organizzativa: a causa degli alti costi infatti, non sarebbe stato possibile tenere la nave al molo per più di tre giorni e in  quel lasso di tempo non è stato questa volta possibile caricarla ulteriormente. Insomma, allo stato attuale la Campania arranca tra 1000 palliativi che poco e male risolvono il problema, per il quale tecnicamente parlando sarebbero necessari gli altri due termovalorizzatori previsti dalle regione Campania e impianti per la frazione umida ad oggi inesistenti. Per adesso comunque l’obiettivo è evitare la maxi multa anche se come fanno sapere da Bruxell l’Italia dovrà presto dotarsi di soluzioni a lungo termine pena la spada di Damocle delle sanzioni.

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