Giovedì 5 Agosto 2021

Fisco, a un commercialista il record di evasioni: 43 milioni

Napoli, 9 febbraio 2011 – Come le imprese, anche gli evasori, quelli alla voce, Fisco, si identificano col metro di piccoli, grandi e medi. Ma che, nell’insieme, sono tutti attori di una maxi evasione all’erario per un bel numero di zeri. Basti guardare al 730 di quel cantante neomelodico che ha evaso tasse per 160mila euro. Per non dimenticare i professionisti, i grandi evasori. A cominciare chi coi 730 degli altri ci lavora e li compila. E’ quel commercialista napoletano che, da solo, ha evaso tasse per ben 43 milioni di euro. E c’è pure l’avvocato, con studio nella Napoli bene: 2 milioni di evasione. E il dentista di San Giuseppe Vesuviano: quasi tre milioni di tasse evase. Altro che furbetti dello scontrino, i veri evasori totali sono gli appartenenti alle classi più abbienti, per la gran parte liberi professionisti, di quelli che i tartassati li difendono, li curano, li tutelano, ma che ora devono provvedere a tutelare e difendere se stessi. Eccola l’altra faccia della Cortina di Napoli, una faccia chiacchierata, ma questa volta finita nei controlli incrociati della Guardia di Finanza, a epilogo di una prima battaglia cominciata nel 2011. I numeri emergono dal consuntivo presentato ieri dalle fiamme gialle regionali. E fotografano un territorio, la Campania, che ha picchi di evasori. Truffatori per generazioni, come la figlia di un noto cardiologo del capoluogo che, per pagare meno tasse universitarie, dichiara di far parte di una famiglia con reddito vicino allo zero. Tanto per fare qualche numero, su 228 verifiche sono stati scoperti come evasori totali 5 commercialisti, 15 avvocati, 6 medici, 8 artisti. Battendo cassa, è possibile recuperare a tassazione un imponibile di circa 84 milioni di euro. Per non parlare della truffa quotidiana ai danni dello Stato. Come la casalinga di Casalnuovo che da otto anni percepiva la pensione del padre e della zia deceduti. E il non vedente con pensione di invalidità, ma sorpreso alla guida della sua auto. E’ il capitolo dei falsi invalidi. Un’altra storia tutta napoletana.

 

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